In questo brano di Giovanni, riusciamo a capire la differenza tra chi ci ama e vuole indicarci la via più giusta da percorrere e chi invece pensa solo al proprio interesse ed a sfruttarci. E la differenza fra una religione fatta solo di regole ed una ricca di amore. Il pastore che conosce le pecore ad una ad una le chiama con il loro nome. Lo sfruttatore invece viene solo per rubare, distruggere ed arricchire se stesso. Ecco quindi che Gesù ci indica come strada di salvezza, di seguire ciò che Egli ci dice, solo ascoltandolo possiamo percorrere la via che ci condurrà ad attraversare quella porta che è Gesù stesso.
Giovanni (10, 1-10)

Nel Vangelo di s. Marco (cap. 7, 19) Gesù dice che tutti i cibi sono leciti. Nel passo degli Atti letto oggi è contenuta la famosa visione della tovaglia, con la quale lo Spirito dice a s. Pietro di mangiare ogni cosa, comprese le carni. È consueto che al sorgere di ogni religione o setta si accompagnino norme o divieti su una o l’altra categoria di alimenti: si può ragionevolmente supporre che questo sia avvenuto anche per il sorgente Cristianesimo, che oltretutto ereditava le limitazioni in vigore nell’Ebraismo. Sull’argomento s. Paolo fu categorico: nella prima lettera a Timoteo (cap. IV) l’Apostolo attribuisce senz’altro al Demonio le dottrine che proibiscono alimenti per i quali dovremmo semplicemente ringraziare il Signore.
Il mondo di oggi è pieno di fenomeni di questo genere, magari derivati da concezioni naturistiche, panteistiche spesso di origine orientale. Non sottovalutiamo la possibile origine demoniaca indicata da s. Paolo.