Ci sono voci che ci sono familiari e ci toccano il cuore: è la voce della mamma, del papà, di un figlio/a, della persona che amiamo, di un amico fedele. Non sono voci che ci toccano per un timbro o un tono particolare ma ci toccano perché risuonano nelle nostre orecchie come suono affettivo, intimo, profondo. Possono essere anche stridule o risultare fastidiose ai più, ma per noi saranno sempre voci uniche e preziose. E quando una di queste voci non la puoi più sentire, allora ti manca. Possono dire le stesse cose altri, ma se non è quello il suono con cui ti arrivano le parole, allora le stesse assumono un significato diverso. La differenza la fa l’esperienza che quel suono rievoca e che va oltre il senso di ciò che esprime con quello che ti sta dicendo. Per questo frasi come “Ti Amo” assumono un significato diverso in base alla voce che le pronuncia. Ci sono persone che hanno voci con un timbro profondo e pazzesco, sanno raggiungerti anche solo per la capacità di modulare il suono.. ma restano estranee perché prive di relazione. Voci di adulatori, di pubblicitari, di carismatici sanno incantare ma non è detto che sappiano conquistare perché sono e restano voci estranee. Oggi Gesù, nel brevissimo Vangelo che ci è offerto, si annuncia come Pastore Buono di un gregge che ascolta la Sua voce, la riconosce e la segue e questo annuncio diventa un invito per ognuno di noi. Seguire la voce di Gesù non significa eseguire gli ordini che la voce comanda, ma significa diventare intimi con Lui per sentire un legame unico. Una rivoluzione sostanziale se ci pensiamo, anche per molti di noi oggi. Secondo i versetti di questo Vangelo, Gesù non ci chiede obbedienza ma intimità, in nome di una relazione fatta di esperienza e non di paura, di rispetto reciproco e non di abnegazione di sé. Gesù conosce le sue pecore e loro lo seguono fiduciose perché sanno che il Pastore è pronto a dare la vita per loro come fa chi è innamorato, chi ti guarda e si perde dentro di te, perché in te non vede il limite ma la bellezza. Quanto lontani siamo da questo rapporto con Gesù? Eppure sembra la base essenziale per il cammino di fede a cui siamo chiamati, un cammino fatto di esperienza, di ascolto, di relazione, di autenticità. Ogni volta che permettiamo alla nostra fede di ridursi ad un elenco di regole da seguire fedelmente, noi perdiamo la possibilità di riconoscere che c’è un amore che ci vuole guidare nelle scelte e nei sogni che coltiviamo. Vissuta così la fede è sterile come tutto ciò che non è guidato dall’amore: timbrare fedelmente il cartellino della messa domenicale o dimostrare a tutti di essere corretti e onesti solo per averne un consenso e un plauso, non è “fare la Sua volontà”. Saperci mettere in ascolto della Sua Parola, saper riconoscere di sbagliare e permetterci di essere guariti e risollevati, questo è camminare nella relazione con Gesù. Non ostentare ciò che non siamo ma vivere autenticamente anche dentro le nostre fragilità, consapevoli di essere sorretti, amati e corretti dalla Sua Misericordia, questo è camminare con Gesù. Non è umanamente facile certo e questa società, da sempre, non ci aiuta perché ci dice che dobbiamo essere sempre all’altezza, sempre corretti, sempre pronti a guadagnarci un applauso per sentirci qualcuno. Ma Gesù non è così, anzi. Oggi ci ricorda che il Suo è un cuore innamorato gratuitamente e sempre. La prima lettura narra proprio questo: i Giudei conoscono la legge e le scritture meglio di chiunque altro ma non hanno mai coltivato la fede come relazione. E il loro cuore è chiuso all’annuncio di Paolo e Barnaba che allora si rivolgono ai più liberi pagani i quali si convertono. Proprio loro, gente impura e senza valori, si dimostrano invece coloro che sanno riconoscere l’Amore e sanno dare valore a ciò che davvero conta. Oggi sono loro l’esempio da seguire, cuori semplici che si lasciano plasmare e toccare. Certo, a volte facciamo esperienze che mettono in discussione l’essere amati. Se coltiviamo questa sensazione facciamo il gioco dell’avversario che gode nel vederci lontani da Dio. La sua è una voce che confonde ma non guida, ha il timbro ammaliatore degli spot pubblicitari ma è priva di affetto e intimità. Ogni volta che permettiamo ad una prova, un errore, un momento di smarrimento di dettar legge al nostro cuore, noi perdiamo la voce intimamente innamorata di Gesù e ci perdiamo. Ma se torniamo a cercarla, lei è lì che ci chiama con la stessa passione e dedizione, con lo stesso amore di prima, per ridonarci a noi stessi e rimetterci dentro ad un cammino di libertà.
At 13,14.43-52 Sal 99 Ap 7,9.14-17 Gv 10,27-30
