Tommaso è uno dei personaggi del Vangelo che mi è sempre piaciuto, soprattutto dopo aver studiato di più la sua persona. Mi sono fatto l’idea (e ci tengo a sottolineare che è un’idea che deduco da quanto scritto di lui) che è un passionale, un istintivo, un cuore tanto innamorato quanto irrequieto. L’evangelista Giovanni nel capitolo 11 ci dice che quando Gesù vuole tornare in Giudea perché l’amico Lazzaro sta male, si trova di fronte all’opposizione dei discepoli che gli ricordano che i Giudei vogliono ucciderlo. Sarà proprio Tommaso che, vista la determinazione del Maestro, al versetto 16 dirà agli altri undici “andiamo anche noi a morire con Lui”. Poi anch’egli, nel giardino degli ulivi, nell’ora della prova, scapperà preso dalla paura, ma questo non toglie la sua volontà di seguire Gesù spinto da un vero amore per Lui e dalla grande fiducia cresciuta seguendolo per tre anni. Nel Vangelo di questa domenica, sempre l’evangelista Giovanni, ci racconta che i discepoli si sono rinchiusi per la paura degli stessi Giudei che sono riusciti ad uccidere Gesù in croce, ma Tommaso non è con loro. Non sappiamo dov’è ma sappiamo che ha superato la paura ed è uscito. Quando torna trova i suoi compagni diversi: l’incontro con il Risorto li ha animati e resi più vivi. E’ facile pensare ai loro occhi luminosi di speranza e alle loro parole che dicono che quel lutto, quei sensi di colpa per aver lasciato solo il Maestro, il senso di vuoto per un sogno infranto, tutto si sta sgretolando per lasciare spazio ad un nuovo entusiasmo per tutti, tranne che per lui che non c’era. E giustamente lui non ci sta, come non ci stiamo noi quando, dentro un momento di prova e sofferenza, vediamo tutti attorno che vivono vite appagate, soddisfatte, ricche di quelle soddisfazioni che a noi mancano. Chi non sente rabbia dentro di sé di fronte alla gioia delle persone che ha attorno ma che lui non riesce a condividere ancora immerso dentro al buio di una crisi? Tommaso lo possiamo ben comprendere tutti noi e tutti avremmo reagito come lui: anche io voglio fare la stessa esperienza che rigenera e riaccende di luce e speranza il mio cuore. Il Tommaso che vuole vedere e vuole toccare con la sua mano la fine di quella sofferenza che gli si è incollata addosso, è quella parte di noi alla quale non basta sentir raccontare la gioia e non si accontenta dell’esperienza degli altri per rinascere. Vuole sperimentare anche lui, vuole sentirsela calzare addosso, vuole incarnarla e trasudarla almeno come la sta percependo nei suoi compagni. Quella risposta che dà non è una sfida al Risorto ma è la semplice necessità che tutti ci accomuna di sentire che la Vita rinasce non fuori ma dentro di noi. Quando ami una persona sei contento di sapere che sta bene ma sei ancora più felice di poterla rincontrare per rifarne esperienza. Tommaso ama Gesù e, mentre gli altri lo hanno rivisto, risorto dal buio della morte, lui ha ancora davanti l’ultima sua immagine che è quella di un uomo arrestato, solo, e poi umiliato e appeso ad una croce. Gesù Risorto si conferma il Dio Amore che aveva mostrato nei tre anni di vita condivisa. A quell’appuntamento dato dall’unico discepolo assente, Lui si fa trovare. Ci vogliono otto lunghissimi giorni, nei quali possiamo solo intuire cosa ha vissuto il cuore inquieto e passionale di Tommaso, che stavolta non si muove ma sta. In un’attesa difficile e carica di tensione stavolta Tommaso sta lì e si fa trovare, perché è solo così che sperimentiamo Gesù: nella fedeltà anche se difficile, nello stare anche se inquieti, nella capacità di sperare l’insperato. Il Risorto entra anche se le porte sono ancora chiuse di paura, e si pone al centro di questa paura per portare la Sua Pace proprio lì, dove più duole. Pace del cuore, unico antidoto contro i sensi di colpa e la paura. Poi si rivolge a Tommaso affinché anche lui possa fare esperienza di quell’amore unico e personale che scioglie ogni solitudine e ridesta la speranza. Bellissimo Tommaso che, forte della sua passione, meravigliato per la grandezza di Gesù, dichiara la sua Fede, il Suo Amore che diventa rinnovo dell’adesione al Maestro. Abbiamo celebrato la Pasqua che significa risurrezione, ma se non ne facciamo esperienza rischiamo di aver celebrato un’idea. Come Tommaso anche noi diamo appuntamento al Risorto, mettendogli davanti, senza paura, il nostro bisogno di essere riconciliati e ridestati alla Vita, soprattutto se questa è stata provata e ferita. E come Tommaso, dopo aver chiesto a Gesù Risorto di poterlo vivere, stiamo dentro alla fatica della sfida che stiamo attraversando, fiduciosi che verremo ascoltati e accolti, così come siamo, per essere riconciliati e amati. La Fede non sia mai una veste fuori misura per noi ma sia una esperienza intima e personale che ci tocca e guarisce il cuore, affinché possiamo sempre esprimere la gioia per la nostra vita.
At 5,12-16 Sal 117 Ap 1,9-11.12-13.17-19 Gv 20,19-31
