“Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione” Mi appunto sul frigo la data per le scadenze dei controlli medici, la scadenza del bollo auto e poi controllo la data di scadenza dello yogurt che ho dimenticato di avere nel frigo; ma io oggi voglio appuntare, sul frigo, un memo per ricordarmi che ho bisogno di conversione, di perdono, di preghiera, perché è da qui che arriva la consolazione. Sono passati secoli dagli avvenimenti di quella Pasqua, ma noi continuiamo ad avere bisogno di ritrovarti lungo il nostro cammino, abbiamo bisogno di condividere quel pane e soprattutto di aprire la nostra mente. Mi rendo conto che è difficile cambiare le proprie abitudini che danno così tanta sicurezza, eppure sento che se riesco a perdere un po’ di controllo per perdermi in te, posso sperimentare quel “tempo di consolazione” di cui parlano le scritture.
At 3,11-26 – Lc 24,35-48

Dalla prima lettura si vede come fin da subito dopo la Pentecoste s. Pietro parli e si comporti veramente da Papa; e da Papa egli si esprimerà poi nelle sue due Lettere.
Il passo del Vangelo mette in evidenza la REALTÀ della resurrezione di Gesù, rendendo vane le interpretazioni simboliche di essa (la resurrezione è un fatto non storico ma teologico, è un’immagine per significare la presenza di Gesù tra cristiani riuniti nel suo nome, ecc.), interpretazioni che girano anche oggi più di quanto si pensi. Ma fantasmi, simboli, sentimenti di amore reciproco non mangiano pesce arrostito…