Il Triduo Pasquale è la celebrazione che più sa incidere attraverso i suoi segni! Uno su tutti a colpirmi quest’anno è l’ingresso del fuoco benedetto in Chiesa, fiammella del cero pasquale che accende la candela di ogni battezzato presente alla Veglia del Sabato Santo. Colpisce perché quelle fragili luci spezzano un buio angosciante. Penso allo spiraglio di luce che è entrato nel sepolcro il mattino di Pasqua, quando la forza della Risurrezione rotolava via il masso che teneva chiuso il corpo di Gesù. La Luce ha vinto le tenebre, la Vita ha vinto la morte.. quante volte lo ascolteremo, diremo e canteremo in questa Pasqua? È un messaggio fortissimo, rivoluzionario, rivitalizzante e forse abbiamo proprio bisogno di riscoprirlo. Sono rimasto al buio nella mia stanza, illuminato solo da una candela, per ripensare a questo annuncio che chiede di trovare spazio nella mia vita. Invito ognuno di voi a farlo, dando un nome al buio per cogliere la forza della Luce che lo rompe.
Oggi come ieri il buio si chiama solitudine, paura, violenza, disagio, rabbia.. e ha i tratti di molte persone che ci abitano accanto, ci sono familiari, amiche. Oppure ha addirittura i tratti che vediamo riflessi nello specchio che ci sta davanti e che, con fare cinico, ci mostra i segni della fatica che spengono i nostri occhi e solcano la nostra pelle. Il Venerdì Santo abbiamo pregato, come ormai da tradizione, ascoltando il Passio di Giovanni lungo le strade della nostra Unità Pastorale, e arrivati in chiesa, abbiamo adorato la croce. Una processione di mezz’ora dove giovani, adulti e anziani con profonda intensità hanno appoggiato, su quel pezzo di legno, le croci che portano. In ognuno c’era il peso di uomini e donne di ogni età che vivono questa Pasqua martoriati ancora dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia, dalla lontananza dagli affetti familiari e dalle tradizioni della propria terra. Non è difficile dare un nome al buio, quello che ottenebra la nostra vita personale come quello che cala su questo nostro tempo storico e sociale, e se abbiamo il coraggio di farlo, allora quella fiamma che arde, timida ma significativa tra le nostre mani nella Notte Santa, assume un significato ancora più forte! Cristo Risorge per rompere la paura che viene dal male. È vero che le tenebre sono buie e tremende soprattutto quando si impadroniscono dei nostri occhi e del nostro cuore, ma Gesù Risorto ci mostra che siamo forti di una luce che non dà spazio alla tenebra, ed è la fiducia che in Lui possiamo rinascere, già qui e ora, e se gli eventi della vita, con il loro peso e la loro violenza, spengono con un soffio la fiamma timida della nostra fede, il Cero Pasquale resta l’immagine di una chiesa, comunità di cuori credenti come e con me, che mi aiuta a riaccendere la speranza e la fede. Quanto preziosa la fede! Solo lei scaccia la paura come solo l’amore dona coraggio, e questi sono i preziosi doni della Pasqua che vanno difesi come va difesa la fiamma della candela accesa al cero, perché essa non è un incendio e basta un niente che questo mondo sa suscitare per metterla in pericolo. Per questo, oggi più che mai, nel tempo in cui credere non è più un fatto sociale, la consapevolezza di essere portatori del messaggio pasquale ci può rendere anche attenti a non cadere nei tranelli di autocommiserazione sterile, di autodistruzione passiva, di brontolamento cronico.. di spegnimento lento ma irrefrenabile di gioia e speranza. È interessante come quella candela accesa al cero nella notte Santa illumina anzitutto il volto di chi la sorregge, a dire che il Risorto ci ridona la dignità e la stima che rischiamo di perdere a causa delle fatiche o delle delusioni della vita. Illuminati dalla Sua Luce diventiamo a nostra volta capaci di testimoniare questa speranza che ha bisogno di essere detta e donata in ogni angolo della terra.
Mi piace il Vangelo di Pasqua: è il sepolcro vuoto a ridestare la fede dei due discepoli corsi dopo essere stati avvertiti dalle donne! La morte, come tutto ciò che ti fa paura, ciò che tiene in scacco la nostra gioia, non è davvero forte! Gesù lo è di più e oggi ci invita a riconciliarci e a dare fiducia a Lui.

È davvero cosí. Grazie
GRAZIE