Con la domenica delle Palme si apre la Settimana Santa, centro di tutto l’anno liturgico, ed è interessante notare l’alternanza tra l’entusiasmo degli ulivi sventolanti in processione e la drammaticità della lettura del Passio. Entriamo al centro della nostra fede vivendo l’entusiasmo di proclamare che Gesù, vero Dio e vero Uomo, è espressione di un amore che accoglie, ascolta, guarisce e perdona ed è centro della nostra esistenza, ma allo stesso tempo viviamo la sfida che ogni giorno il male cala dentro alla nostra esistenza, fatta di prove, di dolore, di tradimento, di fragilità incontrollate. Riconosciamo che, come i discepoli, siamo coloro che ogni giorno stendono mantelli davanti alla presenza umile ma determinante di Gesù dentro la storia ma allo stesso tempo, sempre come i discepoli, siamo incapaci di sfidare la paura, siamo fragili di fronte alla solitudine e impreparati di fronte al dolore. Il male gioca a coglierci in fallo per lasciarci tramortiti ai margini della nostra storia.
Bellissimo allora lasciarci coinvolgere da questa celebrazione per calarci dentro a questo mistero che è la nostra fede.
Il Passio inizia con l’ultima cena che rivivremo nella Lavanda dei piedi il Giovedì Santo: Gesù raccoglie i dodici e consegna se stesso in due modi, il primo è l’istituzione dell’Eucaristia quando si fa Pane e Vino per entrare in piena comunione con ognuno di noi, in un gesto talmente intimo che spesso sfugge alla nostra piena comprensione. Nel momento più difficile della sua missione, Gesù non chiede ma offre ancora una volta, e offre se stesso come Amore incondizionato e libero. Vivendo l’Eucaristia, ogni volta noi viviamo la piena e intima comunione con un Dio che ama nonostante tutti i “nonostante” che potremmo riconoscere: nonostante i nostri peccati, i vuoti d’amore della nostra vita, le nostre incoerenze, le fragilità lasciate a piede libero. Inoltre Gesù si dona servendo (non lo racconta Luca ma lo farà Giovanni): in questa notte Gesù lava i piedi dei discepoli, per dire non a parole ma con i fatti, che il Dio in cui crediamo è venuto per servire e non essere servito, quasi a dire che inginocchiarci di fronte a Lui è il primo passo per inginocchiarci davanti al prossimo. Non c’è adorazione e liturgia che abbia senso in sé stessa se non perché volta a renderci Amore per coloro che incontriamo ogni giorno.
Il Passio prosegue con Sua preghiera nell’orto degli Ulivi, l’arresto, il processo e la crocifissione, tutto in una solitudine spaventosa di Gesù, che nonostante questo ancora ama, ed è bellissimo l’ultimo atto sulla croce: dopo aver perdonato i suoi crocifissori, perdona il ladrone buono, quello che la chiesa ortodossa reputa il primo santo, San Disma. E noi contempliamo che quell’Uomo/Dio, martoriato dai segni di una violenza inaudita, ancora emana perdono e amore, senza tentennamento alcuno e senza condizioni. Impossibile la mente non vada ai conflitti, alle morti innocenti, ai cuori inquieti che cercano pace in un oggi turbolento come quello che stiamo attraversando, per cogliere che Gesù è ancora Amore senza limiti e chiede a noi di imitarlo dentro alle nostre vicende quotidiane. In questi giorni Santi, ci nutriamo di Amore perché siamo chiamati da Lui ad essere Amore.
E infine il Passio lascia in sospeso la storia, non solo quella di quel giorno tremendo di violenza e meraviglioso di Amore, ma anche quella di ognuno di noi. Il male c’è, lo vediamo e ne facciamo esperienza: possiamo fermarci lì, delusi, arrabbiati e sconfitti, oppure possiamo cercare oltre, nell’attesa fiduciosa che ancora l’ultima parola non l’ha scritta lui, ma verrà scritta da Colui che abbiamo accolto nella nostra Vita sventolando rami di rinascita quali sono le palme di allora e gli ulivi di oggi.
Bellissime le figure che chiudono la lettura: il Centurione, Giuseppe di Arimatea e le donne.
Il centurione è spettatore distaccato e disinteressato. Non ne sappiamo nulla se non che è un soldato che fa il suo lavoro ed assiste per l’ennesima volta alla crocifissione di uomini che devono scontare qualche pena. Non gli importa chi sono, lui esegue. Ma il Centurione coglie che stavolta uno di questi uomini è diverso e ne riconosce la grandezza. Perché di fronte ad un “Uomo” che Ama mentre è violentato dalla cattiveria umana, non si può non cogliere una Grandezza divina. Quanti Centurioni ha convertito nella storia Gesù, attraverso uomini e donne che lo hanno imitato amando al di sopra di ogni capacità umana, sospinti dalla Sua Grazia?! E poi Giuseppe e le donne che ci insegnano lo stile dell’attesa: nel dolore, quando ti senti sconfitto, ama ancora e continua a servire. Loro si adoperano per il corpo di Gesù, sfidando il giudizio di chi ha potere, e diventano icone di gesti umili ma concreti di coloro che anche oggi si apprestano a curare chi è escluso, emarginato, solo.
Questa Domenica è un piccolo riassunto della Settimana Santa, una introduzione che ci aiuterà a celebrarla, lasciandoci plasmare da ciò che successe per la prima volta più di duemila anni fa e si ripete ogni giorno dentro la nostra storia lasciandoci liberi di decidere come viverla!
Is 50,4-7 Sal 21 Fil 2,6-11 Lc 22,14-23,56

Nessuno, che si sappia, neanche i più grandi santi, ha mai ricevuto la promessa o l’assicurazione di essere tra poco in Paradiso: solo il “buon ladrone”. A lui Gesù uomo in punto di morte fa il suo ultimo atto di amore e di salvezza.