Giovedì 20 marzo

In questo Vangelo Luca ci presenta una parabola dove Gesù contrappone un povero e un ricco. Una situazione adatta ai tempi di Gesù, ma anche ai tempi nostri. Chi è il povero? Chi è il ricco? Non è difficile trovare tanti esempi proprio nella nostra città, nella nostra Italia, nel nostro mondo martoriato da ingiustizie e sofferenze. Un povero come Lazzaro, che significa Dio aiuta, è ciascuno di noi quando trova una porta chiusa, per un lavoro o semplicemente per un sogno nel cassetto. Il ricco chiude la porta, potrebbe far star meglio tanti poveri, ma lascia che siano i suoi cani a leccare le piaghe. Luca ci invita in questo testo a metterci nei panni degli altri, a provare empatia verso Lazzaro, a compiere l’opera necessaria per uscire dalla situazione di indifferenza e ingiustizia verso il povero che vive l’esclusione, l’essere messo da parte, l’essere considerato inutile e invisibile.

Lc 16,19-31

2 commenti

  1. Trovo nel Vangelo di oggi due cose che mi piace rilevare. La prima: il ricco epulone, come dimostra Benedetto xvi nell’enciclica “Spe salvi” 44-45, non è all’inferno, ma in Purgatorio, perché altrimenti non avrebbe avuto il desiderio che i suoi parenti si ravvedessero sì da non incorrere nelle pene che sta soffrendo lui. La seconda: quando Abramo dice che chi non vuole convertirsi o credere non lo farebbe nemmeno se vedesse qualche morto risorgere. E la cosa si verificherà di lì a non molto: i Giudei vedranno la resurrezione di Lazzaro, ma questa non li indurre a credere, ma a ordine la morte di Gesù.

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