Domenica 16 marzo

Abramo come Pietro, Giacomo e Giovanni, sono in attesa che la promessa di Dio si realizzi. Ha promesso loro un futuro: per Abramo il futuro è una discendenza; per Pietro, Giacomo e Giovanni, che come tutto il loro popolo vivono la fatica di essere schiacciati da ingiustizia e oppressione, la promessa è un tempo di dignità. La loro è un’attesa fatta di operosità ma anche di stanchezza, del bisogno di segni, di conferme e quel torpore che vivono dice tutta la fatica di aspettare qualcosa con trepidazione. Credo che anche noi possiamo comprendere, perché tante volte abbiamo vissuto un’attesa che può diventare logorante se non sostenuta da segni di fiducia e speranza. La scrittura oggi ci racconta che per tutti e quattro la conferma arriva, luminosa come una brace ardente, come un raggio di luce sfolgorante. Vivere la Quaresima è vivere quella giornata che Abramo ha trascorso aspettando fiducioso il segno di Dio, o ancora è salire il monte assieme a Gesù, anche senza sapere qual è la meta, ma fiduciosi che seguendo Lui non si resta mai delusi, proprio come i tre discepoli prescelti. La stessa promessa fatta ad Abramo, Pietro, Giacomo e Giovanni si ripete anche per noi oggi, segnati da un tempo di forte denatalità, di svuotamento dei giovani dalle nostre chiese, da una riorganizzazione a volte difficile delle nostre parrocchie; la stessa promessa si ripete anche per noi che viviamo dentro un’epoca di cambiamenti sociali, di reflussi di pericolosi e anacronistici estremismi politici, di incertezze economiche. Non siamo chiamati a cadere dentro il tranello di vorticosi pensieri nichilistici, ma anzi, siamo chiamati ad essere Uomini e Donne capaci di interpretare i segni di speranza che Dio semina nel nostro cammino presente. È questa oggi la nostra missione di Chiesa che ci caratterizza e ci fa essere segno luminoso dentro questa società. Per questo vivere la Quaresima è importante: perché nei tempi di silenzio e ascolto, nel lasciarsi abitare dalla Sua Parola e dalla Sua presenza, possiamo ricaricarci di quei segni che ci dicono che Dio non si è stancato, non ha gettato la spugna, ma che sta lottando e costruendo ponti di speranza per noi e per il nostro futuro. Ognuno di noi poi vive anche quelle sfide personali che caratterizzano la storia di ogni creatura. Anche per queste si ripete la stessa promessa fatta ad Abramo, Pietro, Giacomo e Giovanni: anche in quelle inquietudini o in quelle sfide difficili personali il Signore non ci lascia soli ma ci ripete che, ancora prima di noi, è Lui a credere che possiamo vivere da figli della Luce. E i passi concreti non mancano: Dio stesso, facendo udire la Sua voce nel Vangelo di oggi, ci invita a prendere seriamente la Parola di Gesù, per entrare con ancora più determinazione in questo tempo di grazia che ci è offerto. La preghiera, il digiuno e la carità sono gli strumenti privilegiati attraverso i quali il Signore ci prende per mano per aiutarci ad attraversare questo tempo storico, oggi particolare, da Uomini e Donne capaci di generare speranza e luce, la Sua speranza e la Sua luce che non deludono mai. Credo sia importante anche lasciarci aiutare dalle scelte importanti di testimonianza che già stiamo vivendo attraverso le nostre comunità cristiane e che sono piccoli strumenti di rinascita e fiammelle di luce: penso ai tanti anziani e malati che ricevono Gesù, Pane di vita, grazie alla disponibilità di coloro che sono diventati ministri straordinari dell’Eucaristia; penso ai senza fissa dimora che in questi mesi freddi hanno potuto dormire sotto un tetto e una calda coperta grazie a chi tra noi ha dato la disponibilità per questo servizio; penso a tante persone che hanno potuto mangiare e vivere un momento di festa e comunità grazie ai pranzi e alle cene organizzati dai nostri circoli; penso ai bambini aiutati a non stare indietro nei programmi scolastici attraverso il servizio dei volontari del doposcuola; penso al momento di pace e di preghiera che tante persone possono vivere nelle nostre chiese aperte e alla presenza di Gesù Eucaristia o nei momenti di preghiera organizzati. Quante altre esperienze e testimonianze di luce sappiamo generare quando doniamo un po’ del nostro prezioso tempo agli altri. Questa è una via maestra, una via evangelica, un canale attraverso il quale lo Spirito può ancora soffiare e far germogliare speranza. Possiamo fare di più, possiamo fare meglio, ma iniziamo dal valorizzare ciò che siamo e possiamo diventare. Quaresima significa anche diventare sempre più consapevoli della ricchezza che generiamo e di quanto questa non ci appartiene ma, grazie a Lui, fa fiorire segni della Sua presenza amorevole e fedele.

Gen 15,5-12.17-18   Sal 26   Fil 3,17- 4,1   Lc 9,28-36

Un commento

  1. Nelle prime due domeniche di Quaresima la Chiesa non ha scelto passi evangelici che contengano esortazioni o esempi di mortificazione, né insegnamenti morali o parabole ammonitrici. Ha invece proposto due fatti: le tentazioni di Gesù e la sua Trasfigurazione. Con le prime viene presentata l’umanità vera e completa di Gesù, soggetto anche lui come noi alla tentazione, con la seconda la divinità di Gesù: le due verità che compendiano il mistero dell’Incarnazione.

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