Venerdì 7 marzo

«(…) Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari… Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?» I profeti sono così, non te la mandano a dire, il loro messaggio è chiaro: non prevedono il futuro ma leggono il presente “sine glossa”. I profeti toccano l’essenza e in Quaresima, masticare le loro parole ci costringe a fermarci, un po’ ci disorienta, ci scoprono nella nostra vulnerabilità ma assaporandole ci aprono ad un livello di profondità senza compromessi, senza ritualismi, consentendoci di essere più vicino a noi stessi: e questo può farci un gran bene.

Is 58,1-9a

Un commento

  1. In questi giorni la liturgia presenta ripetutamente il Salmo 50, tradizionalmente noto come il “Miserere” (Abbi misericordia). Da esso intanto constatiamo quale grandissimo poeta sia stato il re Davide, ma anche possiamo trarre importanti osservazioni dottrinali. Il Salmo contiene tutti gli elementi che accompagnano e rendono valido il sacramento della Penitenza. C’è anzitutto l’accusa del peccato: di esso Davide è consapevole di come sia offesa fatta a Dio, ancor prima che alla vittima del suo delitto (si era preso la moglie di un suo ufficiale, del quale si era sbarazzato mandandolo a morire in prima linea); c’è, evidentemente, il dolore per il male commesso; poi il proponimento di non peccare più, per mantenere il quale è tuttavia indispensabile l’aiuto divino (“dammi un cuore saldo…”); e poi la fiducia che questo aiuto non mancherà. Mi sembra che questo stupendo Salmo possa essere utilmente meditato versetto per versetto nella preparazione al sacramento della Penitenza, oggi purtroppo non frequentato quanto sarebbe necessario.

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