Domenica 16 febbraio

Ricordiamo come Gesù invitava i suoi discepoli a fare attenzione ai particolari. 
Il piccolo particolare che si stava esaurendo il vino in una festa. 
Il piccolo particolare che mancava una pecora. 
Il piccolo particolare della vedova che offrì le sue due monetine. 
Il piccolo particolare di avere olio di riserva per le lampade se lo sposo ritarda. 
Il piccolo particolare di chiedere ai discepoli di vedere quanti pani avevano. 
Il piccolo particolare di avere un fuocherello pronto e del pesce sulla griglia mentre aspettava i discepoli all’alba. (Gaudete et exsultate n.144)
Queste parole, con le quali abbiamo iniziato il Consiglio Pastorale qualche sera fa, mi hanno aiutato a leggere e meditare il Vangelo delle Beatitudini secondo Luca. I particolari, che per Gesù sono importanti e fanno la differenza, sono presenti e tingono di umanità questi versetti, spesso letti con forti sottolineature della seconda parte, quasi a pensare che i sensi di colpa educhino più dell’amore.
Luca ci racconta che Gesù è dinnanzi ad una folla di discepoli che lo seguono. E a loro predica poche (rispetto a Matteo) ma significative beatitudini, dove sottolinea che la gioia è nel saper riconoscere di aver bisogno, perché solo chi ha bisogno sa dare importanza a ciò che gli viene donato e lo sa valorizzare. Chi è nell’abbondanza non ha più il senso delle cose, ma tutto è dovuto, consumato, sfruttato e neppure gustato. I particolari li nota chi ha educato lo sguardo alle cose semplici e sa godere del poco che per lui diventa tutto. I particolari sono la ricchezza dell’amore, perché attraverso di essi diciamo a qualcuno quanto è speciale. Quanto è importante educare lo sguardo ai particolari: i poveri, gli affamati, i sofferenti, coloro che credono nella giustizia e vengono schiacciati dalla “furbizia” di questo mondo, sono invisibili a chi si lascia prendere dalla frenesia del proprio tornaconto e resta accecato solo da ciò che fa chiasso e rumore, non riuscendo a cogliere chi gli è accanto e non riuscendo e dare valore alla relazione in quanto tale. Gesù insegna ai suoi discepoli ad avere occhi per chi non è guardato e a seguire l’esempio di coloro che gli altri evitano. 
Come una madre e un padre con i propri figli, Gesù educa mettendo degli argini che indichino dov’è il bene e dove il bene non c’è. La seconda parte di questo Vangelo è proprio un argine come quello che mettevano a noi quando ci dicevano che certe compagnie non avrebbero portato a nulla di buono o quando ci raccomandavano di studiare o di non frequentare certi ambienti. L’argine, dividendo, definisce le cose e Gesù definisce il bene e il male, il bello e il brutto e lo fa perchè la vita dei suoi discepoli e di noi oggi sia una vita che sa cercare e sa prodigarsi per essere luminosa e non oscura. Bellissima la prima lettura dove Geremia paragona l’uomo che confida solo in se stesso ad un albero che non cerca acqua e vive nella steppa diventando lui stesso steppa. E’ il “guai” con cui Gesù definisce il male, mettendo in allerta i suoi che ciò che agli occhi di tutti è fortuna o bravura, nella verità è solo apparenza. Bellissima poi l’immagine dell’albero che allunga le sue radici fino all’acqua perchè solo così resta nutrito e resta vivo, e per farlo deve usare tutta la sua forza. Questi sono i Beati: umili ma forti; bisognosi e per questo capaci di apprezzare anche il poco come un tutto; rivestiti della dignità che solo chi conosce il prezzo delle cose sa avere; e soprattutto attenti al prossimo e non solo a se stessi. I Beati stanno in mezzo al mondo vivendolo in modo diverso, perchè appunto resi attenti ai particolari dalla loro stessa esperienza: Gesù indica l’atteggiamento dei beati perché tra loro siano solidali, perché imparino a non lasciarsi giudicare o schiacciare da questo mondo, perché sappiano vedere il bello e il bene lì dove gli altri neppure posano lo sguardo. 
Credo faccia bene anche a noi oggi stare seduti accanto a Gesù tra i suoi discepoli, lasciandoci toccare da queste parole, per rileggere la nostra vita ed educare il nostro sguardo. I Beati non sono persone altre da noi ma possiamo esserlo tutti, magari iniziando proprio a dare valore ai particolari. 

Ger 17,5-8   Sal 1   1Cor 15,12.16-20   Lc 6,17.20-26

Un commento

  1. Le letture di oggi procedono per contrapposizioni: benedetto/maledetto, beati voi/ guai a voi. Mi voglio soffermare solo su una, compresa nel passo di s. Luca: “Sarete beati quando gli uomini vi odieranno… per causa del Figlio dell’uomo / Guai a voi, quando tutti vi loderanno…” Sul primo membro non ci sono particolari problemi: la storia è piena di esempi di singoli (santi e persone comuni) e gruppi che hanno sofferto e pagato per il nome di Cristo e che avranno ricevuto o riceveranno il premio promesso dal Redentore.
    Più delicato e oggi particolarmente attuale è il secondo membro della contrapposizione. Il plauso o la semplice approvazione del mondo difficilmente sono buon segno. Quando il mondo vede che la Chiesa cerca di avvicinarglisi, ma esso non vuole convertirsi, peggiora addirittura le sue posizioni: “Se anche la Chiesa cerca di adattarsi a noi, vuol dire che abbiamo ragione noi”. Il mondo si sente confermato nella sua lontananza dalla verità, e la Chiesa rischia quanto meno confusione.

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