“Non è buono che l’uomo sia solo (Gen 2, 18)”. Alla fine della creazione tutto è buono, ma un Dio che crea per Amore, e a propria immagine, sa che nel cuore dell’uomo ‘solo’ rimane un vuoto: la completezza sta nella relazione, nella reciprocità, nell’alterità… e non solo come maschio e femmina. Anche Gesù si circonda dei dodici e manda i discepoli a due a due. Così Dio dona all’uomo (ish, in ebraico) la donna (isha’) l’aiuto che gli sia simile, che gli stia di fronte (faccia faccia, sec. la traduz. dall’ebraico), tale e quale a lui eppure diversa. Isha’ è un dono misterioso, plasmato a partire da un ‘lato’ dell’Ish (non propriamente una costola!), quello più vicino al cuore e al respiro. Tale creazione fa sì che ciascuno sia parte dell’altro, ciascuno con pari cuore e dignità. Specchiandosi quindi l’una nell’altro, l’uomo e la donna si cercano, si completano, escono da sé… diventando così consapevoli che la vita donata da Dio è alterità, è diversità… è Amore!
Gen 2, 18-25
