Partita male la giornata di Simone: non ha pescato niente e, ormeggiata la barca, nel momento in cui serve spazio per sistemare le reti, trova una anomala folla di persone che seguono Gesù per ascoltarlo. Lui che vorrebbe starsene da solo a imprecare contro la nottata andata male, si trova invece circondato di gente. Credo che tutti abbiamo sperimentato un momento come quello di Simon Pietro e sappiamo quanto sia grande la tentazione di chiudersi e quanto fastidioso invece avere gente attorno, soprattutto se occupano uno spazio che ritieni tuo o di cui hai bisogno. Me la immagino questa folla che, mentre lui cerca di sistemare le reti stendendole a terra, le calpesta o ci inciampa. E sul più bello che sta per finire quel lavoro, reso ancora più faticoso dalla situazione, arriva quell’uomo che qualche tempo prima ha guarito sua suocera, la vera causa di quella folla, e sale sulla sua barca e gli chiede pure di allontanarsi un po’ dalla riva. Sarà per rispetto, sarà per disperazione, sarà per stanchezza.. Simone lo accontenta e si trova ad ascoltare ancora quel predicatore che tocca il cuore e parla della vita concreta, dando speranza e prospettive soprattutto a chi non ne ha. Alla fine della predicazione, Simone lo ascolterà ancora in quell’assurda indicazione di pescare di nuovo e quelle reti, appena riassettate dopo una notte dove si erano inutilmente sporcate, si riempiranno come mai prima avevano fatto.
Mi piace provare a mettermi al posto di Simone in questo Vangelo: quante volte sembra di girare a vuoto; quante volte la stanchezza vince sulle motivazione; quante volte le “reti vuote” dell’impegno quotidiano ci mettono in discussione.. e quante volte la fatica fa vincere lo sconforto e la rabbia. Il fallimento di Simone come pescatore assume oggi il volto delle fatiche che ognuno di noi vive in quella quotidianità che ci vede impegnati e ci rappresenta: come padri, come madri e come figli, nel lavoro, nell’inseguire un sogno, un progetto, nel credere in qualcosa o qualcuno.. Il fallimento di Simone in quelle prime ore del mattino dice anche quel carattere che non sa trattenere i suoi lati più oscuri con i quali litighiamo spesso e che vorremmo non vedere o non considerare mai. Eppure Gesù non sembra né scandalizzato né amareggiato da tutto questo ma anzi, sceglie Simone, e proprio nel momento in cui è meno prestante come pescatore e capitano della sua imbarcazione, Lui sale sulla sua barca.
Ci sono momenti in cui la vita non ci sorride, momenti in cui andiamo in crisi, ci sentiamo poco efficaci, addirittura fallimentari, momenti in cui noi stessi non andiamo d’accordo con noi stessi, figuriamoci con gli altri!? Ci sono momenti in cui ci buttiamo giù e l’autostima scende sotto ai tacchi e, con lei, anche ogni forza da investire nei vari impegni. Ecco, è proprio in quei momenti che Gesù arriva e ci interpella! Non ci chiede di abbandonare ciò che stiamo cercando o ciò che vorremmo essere, ma anzi, ci ridona una prospettiva. In quei momenti Gesù sale sulla barca ormeggiata per la delusione e ci guarisce dai labirinti oscuri nei quali rischiamo di perdere noi stessi. La nostra relazione con Lui non può esimersi dal mostrarci anche in quei lati difficili di noi contro i quali lottiamo in continuazione, perché è lì che Gesù chiede di amarci e guarirci. La Fede non è una gara a chi è più bravo ma a chi è più umilmente disponibile a lasciarsi amare. E come ogni amore significativo per la nostra vita, serve lasciarci toccare anche lì dove noi in realtà ci nasconderemmo. La prima lettura parla di purificazione: Purificare significa togliere ciò che è estraneo. Estranei diventiamo a noi stessi quando l’avvilimento o la paura prendono il sopravvento e ci troviamo arresi e inermi. Gesù ci vuole purificare, ovvero vuole mostrarci come, confidando in Lui e affidandoci a Lui, possiamo purificarci da ogni paura e possiamo imparare a gestire e accogliere anche i lati più oscuri di noi, senza permettere che prendano il sopravvento. Lo possiamo ma con Lui seduto nella nostra stessa barca. Questo è camminare nella fede.
A volte mi soffermo in una delle nostre chiese e osservo i lumini accesi alla Madonna (sempre prima nella LumenClassifica) o negli altri tre altari laterali, e penso a quanta speranza ha acceso quelle fragili fiammelle che ondeggiano. Quanti desideri, affidamenti, bisogni e richieste. Questa è la fede: saper lasciarci abitare in ogni momento e in ogni aspetto della nostra vita, per costruire assieme a Colui che ci ama più di ogni altro perché ci conosce più di ogni altro.
Come Simone, permettiamo sempre a Gesù di salire sulla nostra barca, per riprendere il largo verso una vita che non sia arresa o chiusa in sé ma libera e ricca di Vita.
Is 6,1-2.3-8 Sal 137 1Cor 15,1-11 Lc 5,1-11
