Domenica 2 febbraio

Oggi la chiesa celebra quella che popolarmente viene chiamata “candelora”, ovvero la presentazione di Gesù al tempio, ma celebra anche la Giornata per la Vita. Ci sono talmente tanti spunti e riflessioni possibili che è faticoso riordinare le idee. Per questo lascio siano i personaggi che il Vangelo ci propone a suggerire una riflessione.
Innanzitutto troviamo Maria e Giuseppe che portano al Tempio Gesù, secondo la tradizione ebraica, per offrirlo al Signore, rimetterlo nelle mani di Colui che a loro l’ha donato, perché sanno che nessuno di noi decide sulla vita: né quanto dura, né cosa diventerà, né cosa dovrà attraversare. Siamo custodi chiamati ad amare ed aiutare a svelare un tesoro seminato dentro ad ognuno di noi. Ma non siamo noi a decidere cos’è questo tesoro né come deve essere manifestato. Nell’epoca della grande libertà di scelta, quanto è difficile amare gratuitamente i propri figli?! Giuseppe e Maria offrono e vivranno sempre questa offerta, Maria addirittura fino a sotto quella croce che ucciderà, tra mille tormenti, Gesù. Quando ascolto alcune coppie giovani e sento la loro paura di mettere al mondo creature di cui non avranno il controllo, mi rendo conto che non ho risposte e non le ho neppure di fronte alle vite eroiche di coloro che crescono e amano figli con particolari disabilità. Mi taccio ma affido perché sento sia l’unica possibile scelta. Maria e Giuseppe, oggi, nella Giornata per la Vita, ci insegnano che la vita è un dono e non un possesso e solo se riusciamo ad accoglierla così, facendoci servitori sia di quella che nasce come di quella che va spegnendosi, possiamo coglierne la forza! Se vogliamo controllarla, condizionarla ai nostri sogni e bisogni, rischiamo di restare delusi e arrabbiati.
Come avrebbe potuto fare Anna, sacerdotessa rimasta vedova dopo sette anni di matrimonio. Un sogno coltivato con intensità di sentimenti e prospettive che si dissolve in un niente. Da impazzire! Un dolore che istintivamente scaricheremo su Dio, perché abbiamo imparato che Lui decide tutto di noi. Lei invece ha imparato che Dio è l’alleato migliore per sconfiggere il male, anche quando quest’ultimo fa capolino nelle nostre vite e ci fa male. Anna ci insegna che Dio resta l’unica possibile ancora di salvezza, perché, anche quando sembra che il male sia più forte, Lui apre varchi di luce che noi neanche immaginiamo. Lei si affida e si abbandona a Lui. La Sua giovane vita non può essere schiacciata per sempre dal dolore e, ormai alla fine dei suoi anni, stringe Colui che è l’atteso, Dio che si è fatto Uomo, il cielo che ha baciato la terra. Se cresciamo e ci educhiamo a potere tutto e a decidere sempre su tutto, anche sulla vita e sulla morte, quando ci accorgeremo che entrambe sono inevitabilmente più forti di noi, resteremo delusi e schiacciati dal dolore. Viviamo un tempo dove la scienza e la razionalità sembrano le uniche vie su cui confidare, eppure di fronte alla Vita e alla morte anch’esse non possono nulla. Ci resta solo di riscoprire la forza di un’alleanza con Colui che la Vita la dona di continuo e la morte l’ha sfidata per attraversarla e aprirci un varco di luce in essa.
Infine è bellissimo il Cantico di Simeone: una vita di attesa germogliata nella soddisfazione di poter abbracciare il Creatore fatto uomo. Immagino Simeone che recita il suo cantico con gli occhi gonfi di lacrime di gioia, come quelle dei tanti uomini e donne che, arrivati al capolinea della loro esistenza, guardandosi indietro, raccolgono i frutti dolci delle loro fatiche nell’amorevole cura e nella costante e preziosa presenza di coloro che sono stati amati e custoditi a loro volta. Simeone ci insegna questo, ovvero che alla fine dei nostri giorni non gioiremo per i titoli raggiunti o le cifre a più zeri dei nostri conti in banca. Alla fine dei nostri giorni loderemo il Signore per una vita spesa nell’amore e nella ricerca in quel bene che è giustizia e pace per tutti. La logica del proprio tornaconto, della furbizia come stratagemma per “fare strada nella vita”, dell’egoismo come metodo di garanzia per il proprio benessere, stridono con l’insegnamento di Simeone e ci impone una scelta di stile nelle tante sfaccettature della nostra esistenza.
In questa giornata non sento sia necessario spronare le giovani coppie a fare figli (quasi fosse solo loro la responsabilità della denatalità) ma sento sia necessario un ripensamento generale di fronte al vasto tema della Vita: impariamo da Maria e Giuseppe che non posseggono ma accolgono la Vita; impariamo da Anna che, di fronte al male che ha stravolto i suoi piani, non si arrende ma si rimette nelle mani di Dio che sempre sa creare nuove strade anche dove noi vediamo solo buio; impariamo da Simeone, che fa della sua vita un’attesa operosa del giorno in cui la giustizia e la pace nasceranno a questo mondo e solo alla fine dei suoi giorni ne raccoglie soddisfatto i frutti. Buon Cammino a tutti.. di Vita!

Ml 3,1-4   Sal 23   Eb 2,14-18   Lc 2,22-40

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