Sabato 25 gennaio

Gesù ha bisogno di ciascuno di noi per portare la sua legge d’amore in tutto il mondo. Con questo brano del Vangelo egli ci sprona a non essere delle persone tiepide, ma a credere che possiamo fare cose grandi. Spesso abbiamo poca fiducia in noi, forse perché limitiamo le nostre speranze solo alle nostre capacità ma se iniziamo a coltivare un’amicizia vera, profonda e continua con lui, avremo presto conferma che egli interviene e ci aiuta sempre. Gesù ci ha scelto perché possiamo creare attorno a noi ambienti in cui risplendano i valori della reciprocità, della compassione, del rispetto per tutti senza distinzioni, della cura e custodia del creato.

MC 16, 15-18

2 commenti

  1. La festa di oggi commemora un avvenimento decisivo non solo per il Cristianesimo, ma per la storia mondiale. Se Saulo non fosse esistito o non si fosse convertito sulla via di Damasco, il destino del mondo sarebbe stato diverso. Lo stesso s. Paolo rievoca più volte, sia nelle sue Lettere sia indirettamente tramite s. Luca negli Atti degli Apostoli, quanto avvenne in un giorno del 36 dopo Cristo. Da tutti i racconti emerge come s. Paolo non sia stato mai neppure sfiorato dal pensiero che quanto accadutogli sulla via di Damasco fosse un’apparizione, un fantasma, una sua allucinazione o simili: la certezza di un rapporto sensibile (udito certamente vista?) con il Risorto appare assoluta, e sarà il primo fondamento su cui egli affermerà la sua qualità di Apostolo, presto riconosciuta dagli altri Apostoli.
    È quindi giusto che la Chiesa celebri con rilievo la Conversione di s. Paolo; invero non so su quali basi e quando si sia affermata la data del 25 gennaio.
    Se mi è consentito un riferimento personale, mi piace ricordare come mia madre fosse orgogliosa che il suo compleanno cadesse in questo giorno in cui si ricorda un avvenimento tanto importante per l’affermarsi e il diffondersi della Fede.

  2. La festa di oggi commemora un avvenimento decisivo non solo per il Cristianesimo, ma per la storia mondiale. Se Saulo non fosse esistito o non si fosse convertito sulla via di Damasco, il destino del mondo sarebbe stato diverso. Lo stesso s. Paolo rievoca più volte, sia nelle sue Lettere sia indirettamente tramite s. Luca negli Atti degli Apostoli, quanto avvenne in un giorno del 36 dopo Cristo. Da tutti i racconti emerge come s. Paolo non sia stato mai neppure sfiorato dal pensiero che quanto visto sulla via di Damasco fosse un’apparizione, un fantasma, una sua allucinazione o simili: la certezza di un rapporto sensibile (udito certamente, vista?) con il Risorto appare assoluta, e sarà il primo fondamento su cui egli affermerà la sua qualità di Apostolo, presto riconosciuta dagli altri Apostoli.
    E’ quindi giusto che la Chiesa celebri con rilievo la Conversione di s. Paolo; invero non so su quali basi e quando si sia affermata la data del 25 gennaio.
    Se mi è consentito un riferimento personale, mi piace ricordare come mia madre fosse orgogliosa che il suo compleanno cadesse in questo giorno, in cui si ricorda un avvenimento tanto importante per l’affermarsi e il diffondersi della Fede.

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