Giovedì 23 gennaio

“… quando avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.(Mc 3,10)” Mi colpisce che gli evangelisti spesso sottolineino come Gesù venisse toccato dalla folla, così come Gesù stesso, con tocco gentile e fermo, guarisca, risollevi, trasformi e ridoni vita. ‘Toccare’, entrare in contatto, essere in continuità corpo a corpo: il tatto è un senso fondamentale sin dalla vita pre-natale, un linguaggio universale di reciprocità che permette di sperimentare l’intimità dell’altro. Questo ‘toccare’ Gesù e di Gesù non è quindi un’azione magica, ma molto umana e corporea, che dice “Io soffro/ Io soffro con te”. Gesù mi insegna che ‘toccare’ con gentilezza e rispetto è un momento di dialogo profondo, è un atto di cura e di amore capace di cambiare la realtà e portare vita.

Mc 3,7-12

2 commenti

  1. È facile attribuire ad ignoranza e superstizione il tentativo di toccare Gesù sperando nella guarigione. Ma consideriamo quanti oggi, seriamente ammalati e anche non ignoranti, si asterrebbero dal farlo se solo credessero in una possibilità anche vaga di ottenere la salute! Del resto noi qui a Padova vediamo tutt’oggi quanti, certamente non tutte persone semplici e senza cultura, si fermano a toccare la tomba – non la persona! – di s. Antonio. Il fatto è che quando abbiamo bisogno o paura non ci facciamo riguardo a rivolgerci a chi riteniamo che ci possa aiutare.

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