Il Vangelo di oggi ci presenta la nascita di Gesù dal punto di vista di Giuseppe: lo scarno racconto di Matteo ci rivela un uomo grande e generoso. La situazione in cui si viene a trovare è un vero e proprio dramma: la sua futura moglie aspetta un figlio non suo. Giuseppe vive una lacerazione interiore: deve denunciare Maria, ma vuole salvarla a tutti i costi. Non mette il suo orgoglio ferito di maschio al centro, ma l’amore per la sua fidanzata. Cosa c’è di più fragile di un fidanzamento? Cosa di più inconsistente di un sogno? Giuseppe si lascia spiazzare dal sogno di Dio. Quello che sta crescendo nell’intimità è il dono più prezioso: il bambino che ci salverà. Giuseppe è invitato a non temere. E’ chiamato a contribuire con la sua cura concreta e con il suo “sì” paterno. Come Giuseppe anche ognuno di noi è chiamato ad accogliere la vita lì dove sta già crescendo. Proprio lì dove abbiamo paura. Se l’onnipotente nell’amore è con noi, forse possiamo vivere il suo sogno e accogliere la vita ad occhi aperti.
