Il testo Lucano dell’Annunciazione è segnato da una particolare bellezza, dovuta da un lato alla grande capacità dell’evangelista di farci entrare dentro la scena per prendervi parte, dall’altro per lo stile letterario teatrale che attira subito la nostra attenzione e rende centrale ora un soggetto, ora una azione, ora una emozione. Il testo, già intenso di suo, è così arricchito di bellezza, quella bellezza che viene dalla nostra capacità di immaginare la situazione e lasciarci coinvolgere corpo, mente e anima nella scena che diventa l’inizio di quella che vedremo essere una storia che ci rivoluziona e ci trasforma. Non potendo soffermarci su ogni aspetto che questa Parola ci propone, mi soffermo innanzitutto su una prima considerazione, che credo sia la base per la comprensione di tutto il racconto evangelico. Nazareth è un piccolo e insignificante villaggio della Galilea e Maria lo abita assieme alle sue coetanee ed amici come una normalissima fanciulla, certo, caratterizzata da una bontà d’animo particolare e speciale. Il popolo attende il Messia da molto tempo ormai, alcuni ancora con piena fiducia e altri meno, ma il bisogno di un salvatore che renda la vita meno dura, più giusta e soprattutto più dignitosa, è grande! In questo contesto storico e sociale, l’evangelista Luca ci racconta che dal cielo (così lo immaginiamo) Dio manda un angelo, Gabriele, ad incontrare Maria. Per come ce lo descrive il testo, sembra quasi che quel volo a planare sul piccolo villaggio della Galilea, lo facciamo anche noi assieme a Gabriele e scopriamo così il volto tanto ordinario quanto speciale della fanciulla scelta da Dio e chiamata Maria. La prima cosa bella è che, all’attesa del popolo risponde Dio! Da Lui parte l’azione e sua è l’intenzione, non dell’uomo. Maria neppure si aspettava di essere interpellata ma si fa trovare pronta e disponibile. Unica cosa che anche lei portava nel cuore, era l’attesa diventata stile di vita accogliente e aperto. Se letta così può sembrare scontata come sottolineatura, in realtà è una rivoluzione per noi, per tutti noi. Lasciarsi chiamare, lasciarsi convocare, lasciarsi toccare da Dio ed essere coloro che semplicemente rispondono, è la vera rivoluzione della nostra fede. Nella prima lettura ci è raccontato quel “guaio” attraverso il quale il male è entrato dentro alla meraviglia della Creazione, rovinandola. Dio non si è mai rassegnato a questo male che “serpeggia”, macchiando e deturpando lo splendore che siamo. Ha preparato una via per correggere e per riportare equilibrio nella Sua magnifica opera che è questo mondo e noi come umanità. Maria, la sua Immacolata concezione e il suo Sì ne sono solo il primo capitolo. A noi ora di continuare a credere che Dio prepara Salvezza sempre e comunque! A noi di renderci pronti, attenti e disponibili alla Sua chiamata per essere grembi che generano speranza e vita. A noi di credere che non tutto è perduto e a Lui “nulla è impossibile”. Questo ci chiede di lasciare spazio al Mistero e di non voler comprendere tutto. Siamo segnati in questa epoca da un desiderio, che è diventata ormai normalità, di dover controllare e comprendere e contenere ogni cosa. La scienza ha fatto passi da gigante e l’economia ci ha portato un benessere esasperato. Il frutto di tutto questo (che in sé non è male) è che ci siamo convinti di poter raggiungere tutto e sempre. Abbiamo chiuso ogni canale verso l’Assoluto e il Mistero, perché con le nostre forze e capacità possiamo gestire e controllare ogni cosa. Il testo dell’Annunciazione invece non è razionale e ci avverte che nella fede non tutto può essere contenuto e deciso. Si chiama Fede perché presuppone una parte di fiducia, una capacità di lasciarsi guidare e di essere comunione anche con ciò che non vediamo e capiamo. Questa è l’esperienza che fa Maria di fronte all’angelo Gabriele e il turbamento (normale direi) lascia spazio alla fiducia e all’entusiasmo di due lettere che messe insieme cambiano la storia: Sì! Oggi lasciamoci affascinare da questo brano di Luca, dalla sua semplicità e grandezza, dalla sua ordinarietà e dalla sua forza. Fosse anche solo che ci teniamo a mente un versetto, una immagine o che la Storia della Salvezza continua sempre e comunque perché Dio non si rassegna mai a saperci impauriti e tristi.. sarebbe già una bella Grazia.
Gen 3,9-15.20 Sal 97 Ef 1,3-6.11-12 Lc 1,26-38
