Domenica 1 dicembre – Prima di Avvento

Ogni cammino che genera vita è ciclico. Così è la natura e così siamo noi. Evolviamo attraverso le esperienze che viviamo e quello che prima aveva un sapore, dopo ne ha inevitabilmente un altro. Quante cose sono cambiate con il passare del tempo? Per fortuna o purtroppo.. è la vita.
Così la Liturgia, come tutto ciò che genera vita, è ciclica e ci offre ogni anno un cammino di fede a partire dalla storia di Salvezza che la Parola ci racconta, narrandoci Gesù dalla nascita alla Sua morte e risurrezione. E lo fa riproponendo le stesse letture in un cammino, anche questo ciclico, di tre anni in tre anni. Mettiamoci allora in un ascolto disponibile e interessato, sapendo che quanto viviamo ci rinnova, ci guarisce e ci ispira vie di salvezza anche se non sempre in maniera evidente e immediata, come probabilmente succede proprio oggi.
Sembra che il Vangelo sia minaccioso, parlandoci di un tempo di prove dove non siamo noi a decidere ma è la natura che ci sovrasta e la violenza che ci investe. Eppure Gesù ci invita a non restare inermi bensì a reagire e lo stesso emerge dalla prima e dalla seconda lettura. Vite coerenti, vite che seminano controcorrente, vite che restano luminose perché radicate ad una speranza che va oltre la capacità umana di sperare. San Paolo nella seconda lettura ci chiede di restare saldi nell’amore vicendevole e Gesù nel Vangelo invita a non perderci in derive facili. Eppure sappiamo quanto sia faticoso tutto questo! Viviamo immersi dentro a situazioni che non ci lasciano sereni, e non penso solo alle guerre che stanno segnando questi ultimi anni, ma penso anche al cambiamento sociale che stiamo attraversando, fatto di grandi chiusure, poca partecipazione, enormi divari sociali e culturali che diventano incertezza sul futuro. Per alcuni poi si aggiunge l’incertezza economica, lavorativa.. Come rialzare il capo e credere davvero che tutto questo porta a liberazione? Come restare saldi nella speranza e nella fiducia senza farsi travolgere dalla paura? Come renderci protagonisti di un cambiamento? Ne abbiamo provate tante e spesso senza vedere i risultati sperati! Abbiamo investito tutte le nostre forze, tutto noi stessi per reagire e risollevare non soltanto noi stessi ma anche le sorti di quella fetta di realtà che ci circonda… eppure, a fronte di qualche successo, abbiamo registrato anche sonori fallimenti.
Ecco, io credo che forse è arrivato il momento di fermarci e metterci in discussione! Ma non da soli perché forse il problema è proprio che abbiamo voluto fare da soli, troppo e troppe volte. Abbiamo deciso cosa è giusto e cosa sbagliato, cosa possiamo e non possiamo, cosa è giustificabile e cosa non lo è. Ci siamo dati una legge fondata sui nostri bisogni, sul tornaconto personale, dando fiducia più ai nostri istinti e alle nostre furbizie che alla verità della nostra natura. Non ascoltiamo più il creato, non ascoltiamo più noi stessi, non ascoltiamo più Colui che è Vita e vuole per noi la Vita. “Risollevatevi e alzate il capo” dice Gesù e io coglierei proprio questo invito come impegno per l’Avvento. “Alziamo lo sguardo dal nostro ombelico” come dice Alex Zanotelli, missionario Comboniano di frontiera, per accorgerci che non esisto solo io, che non esistono solo i miei problemi, che siamo tutti collegati e che, solo consapevoli di questo, possiamo trovare strade di salvezza. Il Vangelo è al plurale perchè la nostra è una fede che ci rende popolo e non ci isola in soggetti a sé stanti. L’Avvento sia il tempo dove “alziamo la testa” dalle nostre paure, dai nostri problemi, dalle nostre convinzioni e anche dai nostri improrogabili impegni e iniziamo a guardare la realtà con occhi diversi. Gesù suggerisce che c’è salvezza e, quella che vivremo chiudendo definitivamente gli occhi a questo mondo, è già annunciata e figurata qui. Questa dobbiamo trovare e vivere se non vogliamo soccombere ai campanelli sonanti paura di questo tempo.
L’Avvento sia tempo di silenzio, di sguardi, di ricerca. Orientiamoci alla Luce, la Sua e non solo a quelle che già preannunciano il Natale commerciale, e facciamolo attraverso la concretezza di scelte che dicono tempo, spazio, dedizione all’Ascolto della Sua Parola e della Sua Presenza. Prendiamo dentro di noi ogni sentimento e ogni abitudine distorta e trasformiamola in richiesta di aiuto a quel Dio che tornerà a farsi carne per noi. Facciamolo, dicendogli nell’intimo del nostro dialogo: “Gesù da solo non riesco a..” oppure “Gesù, questo malessere non lo so gestire e superare”.. e mentre preghiamo così, lo sguardo si impegni a restare aperto su quanto ci ricorda che “la vostra liberazione è vicina”.
Buon Avvento

Ger 33,14-16   Sal 24   1Ts 3,12-4,2   Lc 21,25-28.34-36

Un commento

  1. La Chiesa chiude ha chiuso l’anno liturgico con il discorso escatologico di Gesù e apre l’anno nuovo con lo stesso discorso, riferito da un altro Evangelista. Questo per porre in evidenza che Gesù è signore del tempo e di tutto quanto in esso si svolge.
    “Avvento” uguale “arrivo”, “venuta” di Lui, per noi attesa che Egli venga. In senso stretto è attesa del Natale, ma in realtà siamo sempre in attesa, che Egli si renda presente nella nostra vita. E c’è l’attesa del nostro incontro personale con lui, giudice giusto ma anche misericordioso. Infine c’è l’attesa di cui parlano i vangeli di domenica scorsa e di oggi. Nell’ imminenza di quello che accadrà ci saranno quelli che per effetto di quei segni saranno terrorizzati
    fino a morire di paura, mentre Gesù invita invece a rialzarsi, perché la liberazione sarà vicina. Giustizia e liberazione, parole di cui il mondo fa uso e abuso, ma delle quali nelle letture di oggi appaiono sia il vero senso sia l’unico vero Autore.

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