È così difficile vivere vite che non sono le nostre? Essere assenti da se stessi? Quando viviamo di rimpianti, quando ci attacchiamo a ciò che non abbiamo ma vorremmo, quando restiamo inermi in attesa di ciò che non c’è, quando non riusciamo a cogliere la ricchezza del nostro quotidiano e viviamo solo la pesantezza di ciò che siamo chiamati ad abitare. Quando siamo altrove, con la testa e il cuore, viviamo una vita che non ci appartiene e subiamo senza gustare, senza amare, senza.. sempre nell’assenza e mai nel presenza.
Le letture di oggi non sono solo un invito a credere nella vita promessa come eterna ma sono l’invito a cercare già qui e ora il luccicare della Salvezza che Gesù ha segnato per ogni essere vivente. Le nostre crisi sono passeggere, c’è sempre una via d’uscita messa tra le nostre mani: non c’è colpa che non possa essere perdonata, non c’è sbaglio che non possa essere recuperato, non c’è dolore che non possa essere risanato. L’offerta che Gesù fa di sé stesso sulla croce è l’immersione più “onnipotente” della storia dentro al male più profondo, per segnare una via d’uscita che attraversa ogni tempo e ogni spazio e raggiunge la vita di chiunque sia di passaggio su questa terra. Anch’io e anche tu. Anch’io e anche tu siamo presi per mano per sottrarci alle tenebre della rassegnazione e della morte. Il Vangelo raffigura il tempo di ogni nostra crisi segnata da tristezza, buio e paura. Ma da ogni crisi si può riemergere alla luce. Le crisi non vanno subite o vissute nella rassegnazione. Guardiamole in faccia, chiamiamole per nome, entriamoci dentro, armati della forza della Preghiera che è una lanterna che ci tiene compagnia e ci ricorda che non siamo soli. Solo così la crisi assume un volto nuovo e cogliamo che il male lascia spazio ad una nuova occasione che ci fa tornare vivi. Non da soli e non solo con un approccio medico ma aiutati e supportati dalla Sua Grazia, dalla Sua presenza che ci tocca con Misericordia e Amore illimitati. Mi hanno sempre colpito le testimonianze di chi ha fatto delle proprie crisi i punti di ripartenza che non negano il passato ma lo rileggono come luogo dove ha operato la Grazia. E questo vale per tutti, sempre.
In questa domenica credo che possiamo proprio piegare le ginocchia, tenendo tra le mani la fatica o la sofferenza che ci attanagliano, per offrire al Signore la nostra umile richiesta di rinascita. E se, fortuna nostra, siamo nella gioia o nella pace, lo possiamo fare per le situazioni di male che segnano questo tempo, diventando un polmone di Preghiera e Grazia che raggiunge chiunque ne abbia bisogno.
Un altro aspetto significativo e importante che emerge da queste letture è l’orizzonte che ci aspetta dopo questo pellegrinaggio umano che stiamo compiendo. C’è una dimensione altra oltre questa che conosciamo e chiamiamo vita. Sfugge alla nostra comprensione ma non vuol dire che non sia vera, anzi. Solo che non la possiamo comprendere con gli strumenti che abbiamo e la scienza stessa non la può identificate o contenere. Chi non è più qui, ora è lì. La Luce del nostro sole è lampadina a basso voltaggio per loro. La Luce che vivono riluccica di infinito e di pace come qui mai sperimenteremo. Noi possiamo solo credere con un atto cieco di fiducia. E non solo per trovare una consolazione al vuoto che viviamo per la perdita di una persona amata, ma anche per dare alle nostre vite un orizzonte nuovo. Il bene che facciamo come il bene che contraddistingue le nostre relazioni più intime non è mai sconfitto, neppure nella morte, perché trova sempre respiro in Lui. Per questo lo vogliamo perpetrare oltre ad ogni gratificazione e oltre ai risultati che sperimentiamo. Il bene è bene, sempre, e se lo compiamo o lo viviamo con sincerità e gratuità, prima o dopo, dove non sappiamo, saprà germogliare. Senza l’orizzonte della Vita Eterna tutto avviene nell’arido panorama della dimensione pragmatica. Siamo cuori che amano non perché abbiamo un tornaconto immediato ma perché sappiamo che potrà germogliare e lo farà prima o poi.
Vivere pronti è questo! Abitanti della nostra storia, amati senza sconti dalla fonte dell’Amore, arricchiti dalla certezza di non essere in balia di noi stessi, cogliamo la bellezza e la forza di ogni giornata come luogo dove esprimere l’unicità della nostra vita. E la preghiera ci aiuti e illumini sempre.
Dn 12,1-3 Sal 15 Eb 10,11-14.18 Mc 13,24-32

La giornata mondiale dei poveri voluta da Papa Francesco nella penultima domenica dell’anno liturgico coincide quest’anno con la ricorrenza di s. Elisabetta d’Ungheria. Figlia del re Andrea II e sorella del futuro re Béla (Adalberto) IV, andò sposa a 14 anni al langravio di Turingia (Germania). Rimasta vedova a vent’anni con tre figli, si dedicò alla cura dei poveri con tale dedizione, che fu fatta santa non molti anni dopo la sua morte all’età di 24 anni.
Grazie per questa riflessione , piena di speranza, perché io nelle letture di oggi sono riuscita a vedere solo le ” minacce” mentre sono consapevole dell’ importanza della Preghiera, e sono convinta che ogni crisi ci mette di fronte alla necessità di un cambiamento che di solito ci fa sentire il Signore più vicino. Grazie.