Procurare scandalo, perdonare chi ha peccato e volontariamente gravemente ferito qualcuno, avere una forte Fede. Tre situazioni importanti, difficili da valutare e/o quantificare. Mi soffermo quindi su una sola , quella che conosco e sento più vicina a me: il perdono. Quando nella mia vita è successo qualche cosa che mi ha ferito, offeso e sono comunque riuscita, anche se faticosamente, a perdonare, ho provato una sensazione di leggerezza, di serenità veramente grande. Essere offesi fa male, a volte molto, ma portare rancore o addirittura odiare è ancora peggio; è come se il nostro animo soffocasse, fosse incapace di respirare. Il perdono più grande è quello che ci regala Dio, ma ognuno di noi, nel suo piccolo, può sciogliere quel grumo di dolore, che ci soffoca quando manteniamo dentro l’animo, un’offesa ricevuta, un’ingiustizia subita. Perdonare è un dono che facciamo, in primo luogo a noi e che ci permette grande serenità.
Luca 17,1-6

Sono d’ accordo, non è facile perdonare , perché il dolore è grande , ma troviamo la serenità, solo quando riusciamo a farlo.
Questo esordio della lettera a Tito è importantissimo dal punto di vista storico: ci illumina sui primi passi del costituirsi della chiesa primitiva. L’Apostolo consacra i primi due vescovi, Timoteo e Tito, e in due lettere al primo e questa al secondo dà le sue istruzioni. Interessanti i requisiti richiesti per essere presbiteri ed “episcopi” (da cui “vescovi”). Si nota il richiamo ad non eccedere col vino, richiamo altre volte presente in s. Paolo: evidentemente l’alcoolismo era diffuso, sia tra gli uomini sia tra le donne, e anche le prime comunità cristiane non ne erano immuni.