Domenica 10 novembre

Quanto è complesso oggi stipulare un contratto tra due persone o due enti? Clausole, asterischi, paroloni inconsueti e pagine, pagine e ancora pagine dove tutto dev’essere scritto e chiarito per tutelare ambedue le parti. Perché questo è ciò che conta: avere garanzie sufficienti ed essere garantiti. E nonostante questo chi vuole approfittarne trova un modo per aggirare il sistema. Credo che purtroppo tutti l’abbiamo sperimentato e fa male sentirsi traditi, imbrogliati, perchè il più delle volte ci troviamo a colpevolizzare anche noi stessi, pensando che “dovevamo essere più attenti”, o ci abbattiamo pensando di “non essere mai all’altezza” o abbastanza “svegli” come invece lo sono gli altri. Peggio è quando la delusione viene dai nostri rapporti personali. Allora lì il senso di fallimento o di essere imbrogliati diventa una coltre nera che si cala dentro ai sogni più sublimi di fraternità e amore reciproco. Quanti, delusi da una promessa di fedeltà, si sono chiusi a riccio concludendo con un categorico: “non ne vale più la pena”. Eppure il nostro cuore ha iniziato a battere grazie ad uno o due altri cuori che hanno deciso di accoglierlo, senza certezze né assicurazioni.
Abbiamo bisogno di un luogo dove riporre noi stessi, di un cuore che ci contenga, di uno sguardo che ci custodisca e rincorriamo questo bisogno riponendolo su mille esperienze o situazioni che rischiano poi di non accontentarci mai. Non è sbagliato, anzi, è la strada maestra per credere nel genere umano e, nello specifico, almeno in quelle persone che mi sono vicine e prossime. Certo è il “come” che fa la differenza. Non ci sono contratti che  tengano, la fiducia è tale perché contiene in sé una percentuale di rischio, di incertezza e non possiamo fare altro che prenderne atto.
Nelle letture di oggi due vedove diventano per noi maestre. Ambedue hanno poco e ambedue lo ripongono, in un atto di profonda e cieca fiducia, in Dio. La prima in un Dio che non conosce ma che le è nominato da un viandante che le chiede acqua e cibo; la seconda nel Dio che ha imparato a pregare e rispettare fin dalla sua giovinezza e verso il quale nutre ancora fiducia e devozione. Tutte due donano senza avere certezze in cambio se non la fiducia di non essere tradite e imbrogliate. E tutte due ricevono per quanto hanno dato: una cibo e acqua senza misura, l’altra la Benedizione di Gesù che la erge a maestra di fiducia di fronte ai discepoli. 
Se nelle nostre relazioni umane siamo abituati a cercare continue conferme e garanzie perdendo di vista la fiducia reciproca, con il Signore abbiamo bisogno di fare un salto enorme. Lui è Amore assoluto e indiscusso e solo Lui non tradisce mai la nostra fiducia traendo anche dall’esperienza più buia e negativa un germe di Salvezza. La Vedova del Vangelo, oltre ad essere rimasta sola, è povera e potremmo chiederci perché lo è, perché Dio non fa nulla per cambiare la sua sorte, concludendo arrabbiati che Egli non esiste altrimenti sarebbe diversa la sua condizione. Oppure possiamo comprendere come la vita sia a volte ingiusta e l’onnipotenza di Dio sta proprio nel sapersi prendere gioco di questa ingiustizia, traendo anche da questa povera donna un frutto di Speranza. E lei lo sa e per questo dona! Perché ha compreso che solo nel donare si semina e si può ricevere.
Più che disquisire sulle sorti del mondo o della nostra stessa vita, abbiamo bisogno di cambiare strategia: non siamo possessori di nulla ma gestori di un tesoro immenso che è la nostra storia. Lottando contro l’avversario, come Gesù stesso ha lottato, impariamo a donare e a mettere in circolo ciò che siamo e abbiamo, affinchè il bene trovi alleati di Luce. E’ fiato sprecato quello di chi si chiude a riccio rimproverando Dio e questa umanità per le ingiustizie e la sofferenza. E’ invece opera di Grazia quella di coloro che, fiduciosi, sanno continuare a sperare e a seminare speranza e amore anche quando sembra anacronistico farlo.
La vita non può avere sempre garanzie! L’unica garanzia è quella di sapere che in Lui tutto può diventare nuova storia di Salvezza.

1Re 17,10-16   Sal 145   Eb 9,24-28   Mc 12,38-44

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