Vi ricordate quando vi siete innamorati? Non c’erano né occhi né orecchie per altri, ogni canale comunicativo era dedicato esclusivamente a lei o lui che fosse. Le raccomandazioni come i consigli delle persone amiche non scalfivano quel sentimento che percepivate come totalizzante in voi. I profumi, i colori, ogni cosa parlava di lei o lui. Poi l’innamoramento passa e resta l’amore, una scelta di cuore che diventa anche scelta di testa, di volontà, e la vita diventa progetto che si costruisce insieme, in un sempre precario ma meraviglioso equilibrio tra due identità diverse che si tengono strette per mano. La fedeltà non è un atto scontato né naturale, ma è la consapevolezza che insieme si diventa una storia che supera l’emotività e diventa forte tanto quanto il desiderio di far germogliare quel legame che ha dato un volto nuovo a ciò che siamo.
Le letture di oggi ci chiedono di amare: Dio come i fratelli e le sorelle. Ma cosa vuol dire questo comandamento che Gesù stesso riprende dall’Antico Testamento, aggiungendo poi l’amore fraterno tra noi?
Amare Dio significa imparare dal Suo Amore che niente ha a che fare con un processo razionale e di convenienza come spesso possiamo pensare noi, ma si avvicina all’innamoramento che possiamo comprendere solo se lo inquadriamo dentro la sfera tanto meravigliosa quanto a volte pericolosa che è la fase cieca dell’essere completamente ripiegato sull’altro. Così ci ama Gesù, altrimenti non potremmo spiegarci la Sua infinita e sempre pronta misericordia, la Sua pazienza verso la durezza del nostro cuore, la Sua capacità di tenerci sempre per mano anche quando ci allontaniamo e ci perdiamo. Non comprendiamo la fedeltà che ha dimostrato verso i dodici, incapaci di comprendere il Suo disegno di amore e salvezza incondizionati, e non comprendiamo la croce come culmine del desiderio di venire a raccoglierci fin dentro le tenebre più profonde, persino quelle della morte. Tanto più riusciamo ad accoglierLo così irrazionalmente innamorato di noi, tanto più ci accorgiamo come il comandamento di amare il prossimo non sia legato a schemi o convenienze ma ci chiede di amare in maniera straordinaria e nuova. Non siamo coloro che amano perché spinti da affinità o guidati dall’emotività, ma siamo coloro che amano fratelli e sorelle anche quando questo significa dover cercare nuove strategie affinché questo amore possa arrivare a toccare il cuore e a seminarsi al di là delle.nostre attese e della nostra comprensione.
Viviamo schiacciati dalla logica del proprio tornaconto e anche l’amore abbiamo imparato a viverlo con la stessa mentalità malata e autoreferenziale. Ci scandalizziamo dei conflitti che fanno del futuro un quadro dai colori grigi e spenti e la cronaca ci rende pessimisti e incapaci di guardare al prossimo con fiducia e dedizione. Quante volte sentiamo discorsi tra noi dai toni avviliti e cupi e quante volte la paura prende il sopravvento sulla speranza? Le letture di oggi ci chiedono di cambiare prospettive e di affrontare questo tempo con il cuore di chi l’amore l’ha vissuto e goduto con tutto il carico di quella spensieratezza che rende possibile l’impossibile. Amare Dio significa imparare a vivere nella Fiducia che, anche se a volte non raccoglieremo frutti o saremo di fronte a difficoltà che sembrano insuperabili, non saremo mai sconfitti, ma testimoni di una Vita ostinata a germogliare anche solo dalla più misera feritoia lasciata libera.
Ogni volta che mi soffermo a contemplare quanto il Signore sia stato benevolo verso di me, divento capace a mia volta di essere benevolo verso gli altri. Non buonista ma benevolo. La differenza è che il Bene usa tutto ciò che può per risanare e ridare dignità ad una vita mentre il buonismo si accontenta di lasciare che sia.. senza farsi coinvolgere né mettersi in gioco per fare la differenza.
Credo che oggi queste letture, sentite e risentite più e più volte, hanno un colore nuovo e risuonano come un appello accorato del Signore: credi nel Mio Amore, per diventare a Tua volta un polmone di Amore in questo tempo che rischia di rendere sovrana solo la paura. Siano le nostre comunità luoghi dove imparare l’arte di lasciarci amare per diventare Suo Amore; sia ogni credente, io, te, tutti, un luogo dove la fantasia dello Spirito si scatena, per dimostrare quanto potente è ogni azione gratuita di attenzione al prossimo che nasce dai cuori abitati da Lui.
Dt 6,2-6 Sal 17 Eb 7,23-28 Mc 12,28-34

Nel Vangelo di oggi Gesù richiama i due comandamenti principali della fede. Il primo, quello che impone l’amore totale e incondizionato di Dio, sarà non facile da osservare nella sua integralità, ma nel suo significato è ben chiaro. Più problematico invece è il secondo. Che cosa vuol dire amare il prossimo come sé stessi? Aiutare il prossimo ad avere ciò che abbiamo o desideriamo noi per noi? Potrebbe non andar bene: se noi per noi desideriamo solo cose materiali, o addirittura negative, andrebbe bene aiutare il prossimo ad averle? È chiaro che anzitutto dobbiamo avere noi desideri buoni, poi aiutare il prossimo in tal senso. E il migliore desiderio che dobbiamo avere per noi stessi è la nostra salvezza: quindi ama veramente il prossimo chi vuole che esso si salvi, e coopera per questo.