Giovedì 24 ottobre

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso». In questo passaggio la Parola manifesta la sua attualità, perché anche ora dobbiamo chiederci se noi, popolo di Dio, siamo più incendiari o più pompieri.
È certamente il fuoco portato dal Salvatore quello che la prospettiva sinodale ci chiede per rinnovare la Chiesa: sui fronti della nostra credibilità di annunciatori del Vangelo, della nostra testimonianza, del nostro vissuto, delle nostre relazioni.
Promuovendo una visione positiva della vita che diventi desiderio di trasmettere vita. Operando per un’alleanza sociale per la speranza, inclusiva e non ideologica.
“È il fuoco della passione di vivere, di amare, di impegnarsi, di dare la vita, di lottare, di provare, di sperare, di desiderare”. (L. M. Epicoco)

Luca 12,49-53

Un commento

  1. “Non crediate che io sia venuto a portare la pace: porto la divisione”. Queste parole di Gesù rientrano tra quelle poco tranquillizzanti, che nei Vangeli non mancano. Può sembrare un paradosso, ma c’è da lamentare che oggi di questa divisione di cui parla Gesù ce ne sia troppo poca. Genitori praticanti che con inerzia o rassegnazione assistono all’indifferenza religiosa dei figli; e ancora: “Mamma e papà, domani vado a convivere con…” “Cosa possiamo farci… i tempi sono cambiati” . ” Mi metterò con…” “Ma è pur sempre sposato/a; comunque vedi tu, la vita è tua”. E così, per amore di quieto vivere ed evitare le divisioni (portate da Gesù!), la trasgressione alle leggi di Dio e della Chiesa, in una parola il peccato, prende piede e si istituzionalizza.

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