Domenica 20 ottobre

Niente di nuovo, ahinoi, nel racconto del Vangelo di oggi e niente di cui scandalizzarsi. Il centro del problema è il perpetrare dell’antico e sempre nuovo desiderio di emergere, di essere i migliori, il bisogno di essere riconosciuti e gratificati dal consenso generale. I discepoli credono ancora che Gesù sarà un leader religioso e politico, che salirà in un trono, acclamato dalle folle, per rivoluzionare un potere di cui tutti erano scontenti. E chiedono anche loro di poter godere di questa gloria fatta di ammirazione e di comando. Non solo lo chiedono, ma litigano per questo, perché la fama del successo e l’ambizione dei ruoli ci divide, spesso crea ingiustizie e acceca i cuori. Allora come oggi, e soprattutto oggi, nella società dell’apparenza e dell’irrealtà in cui viviamo, questa tentazione è forte e ci divide: quanto soffriamo e diventiamo aggressivi o annientati a causa dei giochi di potere sul posto di lavoro, nelle associazioni, nelle relazioni anche familiari, perfino in parrocchia delle volte. Ci scandalizziamo e facciamo le veglie per la pace (e sono necessarie) ma oggi il Vangelo ci invita a prendere in mano noi stessi, i meccanismi delle nostre ambizioni e le strategie della nostra realizzazione: se sono malati di protagonismo e infastiditi dall’invidia e dalla gelosia, allora abbiamo bisogno di disintossicarci per avere una mente libera e un cuore spalancato alle tante occasioni di Grazia della Vita. Se infatti restiamo accecati dalla sete di ricchezza e potere e ci confrontiamo sempre e solo con chi ha più di noi, non riusciremo mai a vivere capaci di accogliere il bello e il bene che la Vita ci offre. Vorremo sempre di più e non sapremo valorizzare il “già qui ed ora”. Non si tratta di giocare al ribasso ma anzi, di puntare in alto proprio perché sempre consapevoli e orgogliosi della strada percorsa e capaci di attenzione verso gli altri. Diventiamo squali quando vediamo davanti a noi solo l’obiettivo egoistico del potere e della ricchezza ma diventiamo invece cuori che amano e accolgono quando ci accorgiamo che la più grande ricchezza è depositata nel cuore di chi ci è vicino.
E’ la proposta che fa Gesù ovvero una vita che si mette a servizio per scoprire che la ricchezza non sta nell’accumulare ma nel seminare. Posso accumulare quanto più possibile ed essere un uomo potente e riconosciuto dal mondo ma la vera eternità è segnata dentro al cuore delle persone che si sono sentite amate e stimate da me. Una vita che si mette a servizio è una vita che non si lascia ingabbiare dalla brama di possesso o dalla pretesa che tutto sia dovuto. Una vita che si mette a servizio sa imparare la fiducia. Chi vive solo di se stesso fa riferimento solo alle proprie energie e non avrà mai occhi di stupore e gratitudine ma solo bramosia di possesso e obiettivi personali. Anche nelle relazioni: possediamo figli, amici, amanti e non sappiamo più fare i conti con l’arte dell’accompagnare e del lasciar andare, dell’accogliere la diversità per riconoscerne una ricchezza. Pretendiamo, manipoliamo e alla fine ci ritroviamo fragili. Gesù offre una strada ricca di Libertà quando propone di servire perché ci insegna che la vera gioia e ricchezza sta nel donare ciò che siamo per raccogliere con l’atteggiamento di stupore e accoglienza ciò che ci viene donato.
Dell’amore del Signore è piena la terra” recita il Salmo 32: che il Signore ci dia una mente aperta e un cuore disponibile per vedere e ridonare questo amore, in uno stile di Vita libero, generoso e sereno.

Is 53,10-11   Sal 32   Eb 4,14-16   Mc 10,35-45

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