Lunedì 7 ottobre

Tutti conosciamo questo brano, ha anche un nome: “il buon samaritano” e giustamente perché qui la perla preziosa, l’insegnamento è chiaro e inequivocabile: la compassione è il tratto distintivo del cristiano, non l’intelligenza, non l’arguzia o la competenza (che sono cose molto buone), ma la capacità di stare nella situazione di chi mi è vicino e questo “stare” me lo renderà fratello nella misura dell’amore e le azioni che da questo stare insieme verranno, parleranno di cura. Queste settimane molto impegnative per l’assistenza di un famigliare,  sono state anche molto eloquenti: il dolore fisico fa male, malissimo a chi lo prova sulla sua pelle ma anche su chi è intorno e questo male fa paura e non è immediato accoglierlo: passa per un atto volontario che, se pur volontario, continua a fare male. il Samaritano ha curato e fasciato le ferite, così com’erano. Nel vissuto di ogni giorno Signore ci sono mille persone con ferite aperte, aiutaci a vederle con i Tuoi occhi e a Starci Dentro, con il Tuo Cuore.

Lc 10,25-37

Un commento

  1. Attenzione! Noi da chissà quanto tempo per prossimo intendiamo gli altri, forse per influsso del comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Qui invece è il contrario: prossimo è il samaritano che ha assistito e aiutato il malcapitato viandante. Quindi da questa parabola ci viene un insegnamento che completa quello del comandanento: siamo noi che, se necessario, dobbiamo farci prossimo di chi ha bisogno, bisogno di aiuto di qualsiasi tipo.

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