Domenica 6 ottobre

Quanto bene si sta da soli? Non si deve rendere conto a nessuno di dove si è e cosa si fa. Orari, abitudini, spazi.. da soli si decide e si gestisce tutto in base ai propri bisogni e senza dover scendere a scomodi compromessi. Quando poi la solitudine pesa si esce e si trovano amici, parenti o conoscenti con cui passare il tempo, fare esperienze per poi… rientrare nella bolla di pace dove IO decido per me. Questo è il nuovo modello di vita che tanto affascina questo tempo! Perché ingabbiarci dentro a relazioni tanto stabili quanto incerte se possiamo avere la nostra libertà e allo stesso tempo, a necessità, la compagnia necessaria? Anche la sessualità è più semplice slegata dai sentimenti o dagli impegni: diventa un semplice scambio che soddisfa un bisogno, forse un piacere, ma non crea obblighi e legami pericolosi che minano la sacra libertà del mio IO.
Non so se potevo spiegarla diversamente o se sono stato troppo superficiale, ma questa sembra la mentalità di questo tempo, almeno per come è vissuta da molte persone, alcune impaurite dall’incapacità di non saper vivere una relazione affettiva, altre semplicemente focalizzate su se stesse e la propria realizzazione. Nessun giudizio personalmente, siamo liberi e siamo diversi. Ma la Liturgia di oggi ci pungola proprio su questo tema, mettendolo al centro della nostra attenzione. Per Gesù la relazione affettiva è importante, è motivo di dibattito, riflessione, predicazione. Lui che non ha vissuto un amore esclusivo perché amava e ama esclusivamente ognuno, ci dice che l’amore di una coppia è sacro! Ed è bellissimo come lo fa: i suoi interlocutori, ovvero i farisei, suoi acerrimi avversari nella teologia, pongono la domanda su quello che allora era considerato il nostro divorzio, Lui invece punta lo sguardo sulla bellezza di poter amare esclusivamente un uomo o una donna come forma di realizzazione del progetto di salvezza. I primi vedono e sottolineano il problema per difendere la dottrina, Gesù invece non difende e non attacca nulla ma semplicemente si focalizza sul valore e sulla bellezza dell’amore riprendendo il testo di Genesi dove Dio, nel creare noi uomini, ci ha dotato del dolce e magnifico potere di stabilire relazioni talmente intense da essere feconde, capaci di generare nuova vita!
Viviamo in una società ricca di input, di distrazioni, capace di insinuare in noi sempre nuovi desideri, aspettative, bisogni.. e anche sul piano affettivo ci rende incapaci di rendere sacro e profondo un rapporto perché continuamente provocati a guardare altrove. Non possiamo nasconderlo, la fedeltà e l’indissolubilità sono due pilastri nel matrimonio cristiano eppure sono due aspetti che oggi preoccupano anche le giovani coppie: e se cambiamo troppo, se l’altro si stanca, se l’arrivo dei figli ci stravolge la vita, se… Il futuro è incertezza per antonomasia, e se l’attenzione è orientata sulle paure o sulle fragilità, chiunque si bloccherebbe. Ma Gesù ci ricorda che siamo plasmati di Amore e la nostra realizzazione sta proprio nel dargli forma e respiro. Legarsi ad una persona significa prendere parte della sua vita e diventarne parte significa, condividerne le ricchezze come prenderla per mano nei momenti difficili. Significa svegliarsi al mattino nella consapevolezza di poter sognare con lei, poter costruire con lei, poter sperare e affrontare ogni cosa insieme. Non siamo l’assicurazione affettiva di qualcuno, siamo l’altra ala di uno stesso sogno di salvezza che ha bisogno di noi. Il matrimonio fondato sull’amore di Gesù inoltre è la massima espressione di un Dio che respira amore come noi respiriamo ossigeno! Amarsi e tenersi per mano con Gesù significa non essere ripiegati solo sul tornaconto del proprio IO ma crescere nella consapevolezza di essere strumenti con i quali Dio non si stanca di dire la bellezza e la luce dell’Amore, anche se non capiamo come. Amare è una parte di noi irrinunciabile e solo vivendola possiamo testimoniare che, seppur sia una sfida a volte impervia, è l’unica strada di bellezza per ognuno. Chiaro che necessita vivere la relazione con l’altro come un aspetto prioritario e non secondario. Non viene prima il lavoro e la propria realizzazione, lo sport o i propri svaghi. La mia vocazione ad essere marito e padre ha priorità perché dà gusto e senso a tutto il resto e perché in essa vivo la mia risposta d’amore a Lui. Abbiamo e spesso pensiamo ancora, che per difendere il matrimonio sia necessario scagliarsi contro tutte le altre strade possibili, senza ricordare che la via più efficace è il contagio per attrazione e non la guerra al prossimo! Attraenti nell’amarci, nell’essere fedeli, nell’essere famiglia non per giudicare chi non lo è, non è riuscito ad esserlo o ha infranto questo sogno (e quante lacrime a volte versate in silenzio) ma per accogliere ed essere casa per ognuno. Bellissimo nel rito del matrimonio come spesso si richiami il concetto di “casa aperta e accogliente”. Siamo accoglienti quando, forti di una scelta, facciamo spazio agli altri condividendo la nostra gioia.
Nel tempo dell’individualismo esasperato, Gesù ci propone la gioia dell’essere innamorati! Controcorrente come l’amore per il prossimo, come l’accoglienza che ridà dignità e speranza, come il perdono, come la pace, come quel Suo sguardo che sempre mi dice “ce la farai” e mi ama chiedendomi di essere amore, Gesù oggi bussa alla porta del nostro cuore: credi o temi l’amore che ti interpella?

Gen 2,18-24 Sal 127 Eb 2,9-11 Mc 10,2-16

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