Giovedì 3 ottobre

Due è il primo numero plurale, il minimo per creare una comunità di persone. Inviando i discepoli a due a due Gesù ci indica che non si può essere cristiani isolati. E questo piccolo nucleo mostra quale sia lo stile che deve animare una complessa comunità ecclesiale. In due, in molti, insieme, ci si istruisce e ci si corregge a vicenda e nel confronto le idee si schiariscono. Insieme si leggono i segni del tempo e si ascoltano gli altri con più attenzione, andando più in profondità. Insieme ci si fa coraggio. Insieme si medita la Parola e si prega con valore aggiunto, “perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”.

Lc 10,1

Un commento

  1. L’autore del libro di Giobbe è il più grande poeta della Bibbia. Le profondità in cui si spinge il capolavoro sono immani, e ne è indizio anche il breve passo di oggi. La sofferenza innocente era un mistero, e in parte lo è ancor oggi pur dopo la venuta di Gesù, che l’ha sperimentata sulla sua persona. Qui appare anche la prospettiva di una vita successiva al disfacimento del corpo, nella quale si chiarirà l’altro mistero che spesso a noi appare insondabile: quello dei criteri di giustizia seguiti da Dio.

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