Domenica 15 settembre

Abbiamo sempre imparato che il Vangelo è Buona Notizia e ogni volta che lo leggiamo dobbiamo cercare qual è il messaggio di speranza che si cela dietro al testo che ci viene offerto. Sentire Gesù che oggi ci parla di prova, sofferenza e morte in croce, ci confonde, come è stato per i discepoli che, uno su tutti, Pietro, si ribellano. 
Non piaceva a loro come non piace a noi essere messi davanti ai problemi, alle difficoltà, piuttosto “nascondiamo la polvere sotto il tappeto” illudendoci di poter tenere tutto sotto controllo e di riuscire a gestire e decidere su tutto attraverso la nostra bravura, i nostri soldi e le nostre capacità. “L’imprevisto non è benvisto” potremmo dire, soprattutto se l’imprevisto ha le tinte oscure della malattia, della sofferenza, della morte. Su queste cose noi scherziamo o proprio non ne parliamo, perché sono troppo difficili da affrontare. E i discepoli erano come noi: accanto a Gesù perché Lui garantiva loro di essere vincenti! Non può essere che proprio Lui ora parli di sconfitta e fallimento. Eppure!? Eppure Gesù non vede il passaggio della Sua passione e morte come fallimento bensì come passaggio necessario per consegnarci una prospettiva nuova, quella della vittoria sul male. La prospettiva è non quella di evitare, di far finta di non vedere, di illuderci di essere onnipotenti, ma quella di saper guardare al male per affrontarlo e superarlo, nella consapevoleza che la Sua morte non è la parola finale ma è la Risurrezione il lieto fine di ogni battaglia contro il male. Nel battesimo che abbiamo ricevuto siamo stati unti dell’olio dei lottatori e ci è stato invocato lo Spirito Santo per farci diventare lottatori contro il male e per il bene. Lo ricorda Isaia nella prima lettura e lo ricorda il Salmo responsoriale: Dio non ci lascia soli ma ci rende forti contro ogni esperienza dove ci sembra di essere inghiottiti dalle tenebre. E ci chiede di non voltarci dall’altra parte o banalizzare il male ma di guardarlo per affrontarlo e contrastarlo attraverso la forza che abbiamo e ci viene data dalla Sua Grazia. Vedere il male non significa focalizzarsi su questo ma anzi, imparare a non prendere paura perché consapevoli di essere forti e votati alla Vita, alla Luce. Siamo figli della Risurrezione ma non ne siamo mai abbastanza consapevoli tanto che di tutto il Suo discorso ai discepoli come a noi oggi resta il passaggio e non il finale che è la Sua vittoria. Vorremmo vivere senza morte, senza sofferenza, senza tenebre e ahimè spesso pensiamo che nascondere questi eventi della vita o risparmiare le persone che amiamo dall’affrontarli, aiuti ad essere più forti e sereni ma otteniamo proprio il contrario. 
Credo che oggi questo invito di Gesù ci interpelli non solo sul piano pratico ma anche culturale. L’apparire come la banalizzazione di ciò che non gratifica nell’immediato la nostra vita, sono leggi non scritte che guidano la mentalità dominante e, di conseguenza, l’economia, deus ex machina di questo tempo. Molte nuove malattie a cui siamo soggetti sono frutto proprio della fatica che facciamo a fare i conti con le nostre fragilità e con la limitatezza della nostra natura umana. Gesù non ci chiede di concentrare la nostra attenzione sul male per lasciarci fagocitare dalla paura, ma di saperlo guardare per poter valorizzare il bene possibile, unico strumento di salvezza. Tanto più credo nella forza che la Sua Grazia mi dà, tanto più saprò sconfiggere la paura e saprò pensare, sognare e agire da figlio della risurrezione quale sono. Non solo: tanto più so che il male è solo un passaggio, tanto più mi spenderò affinchè questo si realizzi davvero nella mia vita come nella storia di questo tempo. Nella seconda lettura l’apostolo Giacomo ci ricorda che la fede si traduce in impegno per il bene del fratello e sorella che mi vivono accanto. Posso essere germoglio di risurrezione per chi vive un passaggio di tenebra ed è necessario che io lo sia se vivo consapevole di essere figlio della Risurrezione. Non cambieranno il mondo le azioni di attenzione e solidarietà che metteremo in atto, ma cambiano il piccolo mondo di chi le riceve e il nostro. E soprattutto sconfiggono il male illuminandolo di Solidarietà e amore. Basta poco.. ma concreto! Le nostre comunità cristiane hanno bisogno di ripensarsi a partire da queste pagine della scrittura se vogliono continuare ad essere volto della Risurrezione, e le occasioni non mancano. Ripensarsi uscendo dagli schemi del “si è sempre fatto così”, dai meccanismi della tradizione che le tengono imbrigliate e dai vortici di autogratificazione che ormai non soddisfano più nessuno. Vivo la gioia di tre comunità cristiane che nel piccolo aiutano anche me, parroco, ad uscire da questi schemi per cercare di essere Suo volto di Luce per molti e auspico che questo stile continui e contagi sempre e di più.

Is 50,5-9; Sal 114; Giac 2,14-18; Mc 8,27-35

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