Domenica 8 settembre

Le passioni sono molto personali e non hanno uno sguardo oggettivo sulla realtà proprio perché sono condizionate da un grande trasporto interiore incontrollato ma naturale. Ci sono passioni che, quando le vivi, ti fanno toccare il cielo con un dito e per questo le inseguiamo e permettiamo che condizionino la nostra vita. Quante volte una passione ci ha unito a qualcuno e quante volte invece ci ha diviso? Chi non vive la tua stessa passione non può capirti e mentre tu sei immerso nel piacere, quella persona ne è totalmente estranea. Penso alla montagna: chi vede nell’arrivo su una cima la soddisfazione e la meraviglia uniti al piacere di respirare un’aria totalmente diversa e chi invece vede solo fatica ed enfatizza ogni difficoltà. Così anche la barca: chi vive libertà e avventura e chi invece sente l’ondeggiare come fastidioso e l’immensità attorno come minaccia. Le passioni sono così, si leggono con il cuore prima che con la mente e capita quindi che dove tutti vedono pericolo e insensatezza, tu vedi gioia e adrenalina o libertà e pace. Quando una passione ti ha rapito, non c’è nulla da fare, la vivi e provi magari a spiegarla ma non è detto tu abbia risultati soddisfacenti, anzi!
Leggendo il Vangelo di questa domenica ho pensato che anche Gesù era “rapito da una passione” che lo rendeva impavido e a volte perfino impopolare e questa passione che lo muoveva, sempre, è la bellezza dell’uomo, è la storia di ognuno, sei tu, sono io, siamo tutti noi! Nel vangelo leggiamo che non esisteva Sabato o leggi umane che tenessero di fronte ad un cuore che chiedeva di essere liberato e di vivere, al punto da mettersi contro il potere religioso costituito che, proprio con questa accusa (tra le altre), lo farà crocifiggere. Bastava rimandare alla domenica se un malato si presentava di sabato, o bastava seguire le leggi del tempo su digiuni, purificazioni, moralità varie.. Invece no, Lui guarisce subito, perdona a tutti coloro che chiedono perdono e risolleva chiunque abbia bisogno di ritrovare la propria dignità. E lo fa senza alcuna legge e criterio se non quello di amare, subito, all’istante, senza etichette e senza badare alle controindicazioni. 
Nel Vangelo di oggi viene portato a Gesù un sordomuto. Siamo in territorio pagano, fatto di gente che non parla la lingua di Dio, gente non credente, considerata immorale e da evitare. Gesù non chiede nulla ma solo si allontana con il sordomuto e toccando orecchi e la lingua dice “Effatà” ovvero “Apriti”: Apriti alla vita, alla tua storia, liberati di ciò che ti tiene sordo al suono della gioia e apri la bocca per dirti e dire al mondo chi sei e cosa puoi, perché alla fine dei tuoi giorni risulterà inutile aver reso contenti gli altri ma infelice te stesso! Alla fine della vita tirerai le somme tra te e te e se sarai fiero di ciò che hai vissuto e sei stato, sarai già paradiso, ma se avrai da recriminare o sarai ricco solo di rimpianti, l’inferno l’avrai già vissuto su questa terra! E non importa da dove vieni, di chi sei figlio, gli errori che hai fatto o cosa si dice di te, importa solo che tu ci creda che puoi ancora vivere e puntare in alto. Bellissime la prima lettura e il salmo perché ci raccontano proprio di Dio come Gesù ce lo testimonia: appassionato al genere umano, tanto da cercare fino all’ultimo uomo sulla terra per dargli la possibilità di respirare dignità e gioia, anche fosse l’ultimo respiro. Anche la seconda lettura è bellissima perché ci aiuta ad acquisire questo sguardo di Gesù per renderlo nostro: non importa il giudizio che il mondo ti dà e che più o meno onestamente ti sei guadagnato, importa che tutti possiamo avere l’opportunità di sederci al tavolo della vita alla stessa maniera. La passione irrefrenabile di Gesù per raggiungere ogni cuore e farlo sentire amato, può essere il nostro stile verso chiunque si affacci alle nostre comunità cristiane o bussi alla porta di casa nostra. Ma soprattutto questa Sua passione ci dice che non possiamo mai metterci “fuori gioco”. Non c’è povero, né pagano, né peccatore che il Suo sguardo d’amore non possa raggiungere. Non esiste esperienza della vita che mi renda abbastanza malconcio da essere escluso dalla misericordia e dal tocco risanante di Gesù! 
La prima lettura esordisce coinvolgendoci tutti, perché tutti purtroppo abbiamo fatto quella esperienza, almeno una volta in vita, di sentirci “Smarriti di cuore” a causa di un errore, una fragilità, un lutto, una paura.. e quando il cuore era davvero smarrito in un mondo dove sembravano tutti più felici di noi, abbiamo provato il bisogno di sentirci dire “Coraggio, non temete!”. La Liturgia di oggi ce lo ricorda “Il Signore è fedele” perché ha una passione irrefrenabile e a volte dolcemente irrazionale: quella di amarci! 
Questo vale per te e questo possiamo dirlo con la nostra vita a chiunque si senta perduto.

Is 35,4-7   Sal 145   Gc 2,1-5   Mc 7,31-37

Un commento

  1. Mi chiamo Luigi Grendene.
    Sono organista in varie parrocchie di Schio. Sto seguendo, leggendo e medito da qualche mese questi splendidi commenti alle letture domenicali.
    Non conosco il sacerdote che scrive le meditazioni sulla Parola di Dio, penso sia il parroco dell’UPArcella, vorrei esprimergli il mio grazie di cuore.
    Ogni domenica mattina i diversi testi mi vengono inviati da una mia cara amica, desidero quindi proseguire per lungo tempo nella lettura.
    Un grazie di tutto cuore
    Luigi

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