Mercoledì 4 settembre

Gesù si china sulla suocera di Simone e impone le mani ai malati che vengono portati a lui. Sono atti fisici che rivelano ciò che sta nel suo cuore e nelle sue intenzioni. Così può essere anche per noi che abbiamo ricevuto gesti di cura e di tenerezza nell’arco della nostra vita e che a nostra volta possiamo esprimere, senza dover temere di sembrare deboli. In un mondo frantumato, Gesù testimonia nuove modalità di intendere la forza e il coraggio. C’è nel concreto della nostra vita quotidiana segnata da impegni, calendari fitti e orari a volte sfibranti lo spazio per questo tipo di forza, per questo genere di coraggio? L’incontro con il Signore guarisce e ci libera dal blocco autoreferenziale che ripiega su di sé e fa ammalare tutti, anche i credenti. Noi guariti, risorti, cioè rimessi in piedi: con Lui diventiamo davvero noi stessi, capaci di servizio gratuito. Non tratteniamo nulla, neanche il dono ricevuto: possiamo avvicinare gli altri all’incontro con Lui. Questo è un modo con cui il Signore resta con noi per sempre.

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