Leggendo questa Parola due sono i pensieri che faccio.
Il primo ha a che fare con questa nostra continua spinta a guardare gli altri, a metterci a confronto, a giudicare. Restare su di sé è talvolta difficile, più facile farci prendere dall’invidia o dal sentirsi trattati ingiustamente.
Quanto sarebbe invece più utile guardare a se stessi con uno sguardo benevolo ma onesto e chiedersi cosa ciascuno di noi può mettere in gioco di suo per stare meglio e migliorare le nostre relazioni ed i nostri luoghi di vita.
L’altro pensiero ha a che fare con lo sguardo di Dio, diverso, nuovo, spesso per noi incomprensibile, capace di dare un’opportunità a tutti, sempre… a tutti quelli disposti ad accettarla e a mettersi in gioco, in qualsiasi momento della vita siano, a prescindere dagli errori fatti. E immagino l’ immensa gioia di sentirsi guardati e chiamati così.
Mt 20,1-16

I pastori di cui il profeta Ezechiele denuncia il comportamento vessatorio e negligente sono i re, i capi del popolo, perché questo nel linguaggio dell’antico Oriente era il senso della parola “pastore”. Per noi invece i pastori sono i Vescovi, che normalmente non sono tenuti al sostentamento materiale del loro gregge, ma a nutrirlo con quanto indicato da Gesù stesso p. es. quando fu tentato dal Diavolo: la parola di Dio.
Il motivo del pastore ritorna nel celebre e bellissimo Salmo 22 “Il Signore è il mio pastore”. Opportunamente la Liturgia ha scelto entrambe le letture per la festa di s. Pio X, pastore della Chiesa universale.
Come Vangelo ci si sarebbe aspettato un passo in cui ritornasse il tema del pastore, o del buon pastore (p.es. Giov. 10, 11). Invece ecco la parabola degli operai che ricevono la stessa paga pur avendo lavorato con durata diversa. Confesso che il rapporto con le prime due letture non mi è completamente chiaro. Forse: il Pastore (Gesù stesso) chiama alla salvezza, che è la “paga” per coloro che rispondono alla chiamata. È chiaro che essa non può essere proporzionale alla durata del periodo successivo alla risposta: anche se questo sembra non coincidere con la nostra logica, chi si converte tardi non può ricevere un pezzettino di salvezza; la riceve tutta come chi ha seguito Gesù magari per tutta la vita.