Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, si trova intrappolato nella diabolica trama del consenso popolare. Non la cercava, anzi, il Suo intento era quello di insegnare che la condivisione, l’attenzione al prossimo prima che a sé stessi, è la strada maestra per incontrare il volto del Padre che dona gratuitamente e senza misura. Il gesto di accogliere il cibo di un ragazzino come inizio di una condivisione miracolosa, è la Sua predicazione che si fa esempio concreto e quotidiano. Peccato che, allora come oggi, la pancia detta legge e in momenti difficili prende il posto della ragione. La gente fraintende e lo vuole tutto per sé, come una macchinetta a gettoni che li sfama al bisogno, evitando fatiche e disuguaglianze. La gente di quel tempo in realtà non è diversa da noi oggi: il rito della delega è sempre una tentazione che non conosce tempo e non ha frontiere. Deleghiamo anche noi i nostri bisogni di benessere, di sicurezza, i compiti più difficili come l’educazione ma anche il bisogno di essere felici. È più facile rispetto alla fatica di mettersi in discussione e di mettersi in perenne cammino. Deleghiamo lo Stato, le Istituzioni, deleghiamo i nostri affetti a volte, e noi restiamo fermi impalati alle nostre giustificazioni che fanno più male a noi che a quelli che le ricevono: “son fatto così”, “non ho tempo”, “non sono capace”, “non…” Non ci sta Gesù! Quello che Lui è venuto a portare non è il messaggio elettorale che soddisfa la pancia ma non illumina la nostra esistenza. Proprio al contrario Gesù afferma che: il Pane c’è e va condiviso, il Pane c’è e va guadagnato, mettendo a servizio la propria vita e le proprie capacità; il Pane c’è ed è quello prezioso e che non possiamo sprecare come la manna nel deserto; il Pane c’è ma è anche e soprattutto quello che Gesù consegnerà ai Suoi nell’ultima cena, e che sempre ci comunica la gratuità dell’Amore di Dio che valorizza la nostra vita riempiendola del Suo Amore. La delega è una forte tentazione anche spirituale: “io mi comporto bene, aiuto il prossimo, prego e vado a messa ma Tu Signore fai quello che voglio io!” Se la vita poi non va come avevo deciso, allora Dio non ascolta, è cattivo, addirittura non esiste! Gesù afferma apertamente che non funziona come in una trattativa commerciale, anzi! Ciò che sono e faccio è mosso dalla mia consapevolezza che sia bene fare così per la mia vita. Dio Benedice e rende il mio bene un Bene con la B maiuscola. Ma la mia lotta contro il male esiste sempre e Dio mi è alleato ma non sostituto. Per quante persone sarebbe bello pregare e trovare il frigo pieno e le bollette pagate e il mutuo estinto. La nostra vita sarebbe in ginocchio per pregare e a spasso per godere dei doni ricevuti. Ma non ci sarebbe relazione con Dio che resterebbe una “gettoniera sputa miracoli”. Non ci sarebbe neppure relazione di solidarietà e incontro gratuito tra noi. Per Gesù è importante invece che la nostra sia una relazione di Amore gratuito che riceviamo dal Padre per ridonarcelo tra noi e saziare il bisogno di pace, realizzazione e di senso che abita le nostre vite. Mi colpisce sempre, incontrando persone non più frequentanti le chiese, che l’idea del credente come colui che si sente migliore e appagato dal suo perbenismo, sia ancora forte. Come se credere si risolvesse in questione prettamente morale e autoreferenziale. Eppure capisco che il rischio è ancora questo e resto colpito anche quando sento la ribellione dei credenti che, moralmente impeccabili (almeno così dicono loro) si aspettano una vita senza sofferenze e prove. Ammaliati dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci, anche loro come la folla vorrebbero un Gesù “privatizzato” a servizio del loro concetto di bene. Gesù scappa da tutto questo e si rifugerà di nuovo dentro le trame affascinanti delle vite che sanno cercare, che sanno sperimentare, che sbagliano, certo, ma poi si lasciano rialzare, delle vite che non bastano a se stesse e per questo sanno accogliere la Sua mano tesa, sanno cercare accorgendosi che il pane è amore gratuito di ogni giorno, che come la Manna nel deserto va vissuto, perché vive di quell’attimo e poi evolve e non ci aspetta. Gesù è lontano dallo schema che decide dove dev’essere e cosa deve fare, e si incammina lungo i sentieri, a volte tortuosi che tracciano le nostre vite. Amo questi brani del Vangelo, seppur nella loro narrazione difficile di una spaccatura tra Gesù e la gente. Li amo perché illuminano la nostra fede, insegnandoci che credere non significa dare per ricevere ma anzi significa ricevere per ridonare! E tutto con la gratuità che Gesù stesso insegna.
Es 16,2-4.12-15 Sal 77 Ef 4,17.20-24 Gv 6,24-35
