Come i concittadini di Gesù, anche noi siamo spesso convinti di conoscere il nostro vicino, i nostri amici, nostro marito o nostra moglie, i nostri figli… “Ti conosco come le mie tasche”, “So già che questo lo irriterà”, “So com’è fatta!”. Se da un lato frasi del genere fanno trasparire una confidenza ed una sintonia per certi versi rassicuranti, dall’altro cementano l’immagine che noi abbiamo dell’altro e gli impediscono di evolvere ai nostri occhi. Proviamo invece a dare all’altro la possibilità di sorprenderci, lasciamo che Gesù operi i suoi miracoli. Gesù non fece molti prodigi nella sua patria non per scelta sua, bensì per scelta della sua gente, che non aveva aperto il cuore per accoglierlo. Se non vediamo le cose e le persone cambiare, forse la causa è da cercarsi nella nostra incredulità.
(Mt 13,54-58)

È necessario imparare a riconoscere negli altri i doni e gli aspetti positivi che hanno, invece in automatico guardiamo ciò che ci divide