Il brano del Vangelo che questa calda domenica di fine Luglio pone alla nostra attenzione, è uno dei più ricchi e, credo, conosciuti ma, mi pare, poco compresi dall’opinione pubblica. Infatti si mette solitamente in risalto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, senza cercare di leggere cosa l’evangelista vuole porre alla nostra attenzione. Innanzitutto c’è una folla che da tempo segue Gesù e Questi si accorge (vista l’ora e probabilmente la fame dalla quale Lui stesso è interpellato) che non c’è da mangiare per tutti. Credo che questo sia già un primo spunto prezioso per ognuno di noi: Gesù vede un bisogno, enorme e umanamente difficile da risolvere da soli. Ma lo vede e lo dichiara a sé e soprattutto agli altri. Oggi abbiamo bisogno di riprendere questo stile del vedere e del condividere: vedere i bisogni che ci interpellano anche se non prettamente da vicino. Corriamo tutti il rischio infatti di non vedere più, perché assuefatti o “rieducati” a pensare che sia normale che alcuni abbiano più bisogno di altri. Vedere è il primo passo per restare umani di fronte a coloro che abbiamo accanto. Vedere proprio come fa Gesù, oltre sé stessi, oltre la cerchia ristretta della nostra famiglia, dei nostri affetti.. vedere oltre, gli altri, uomini e donne.. come noi. La soluzione poi non siamo noi da soli ma insieme e per questo “vedere” è strettamente connesso a “condividere” come fa Gesù con i suoi. Cercare insieme le risposte alle domande complesse sulle necessità, sui bisogni più importanti per la dignità di qualsiasi persona di questo tempo. Condividendo non solo troviamo soluzioni ma smuoviamo anche coscienze e muoviamo passi che da soli non muoveremmo mai. La forza della condivisione è messa ben in risalto nel Vangelo che sottolinea come Gesù sapesse già cosa fare ma ne parla per capire i discepoli cosa pensano e come reagiscono. Sono convinto che il ruolo delle nostre comunità sia proprio quello di raccogliere e di condividere i bisogni che la gente di oggi fa emergere. Raccogliere è vedere, condividere è cercare soluzioni concrete e reali. Viviamo in un quartiere dove l’abitazione è un problema per gli studenti come per gli stranieri o i singole, eppure le case ci sono; viviamo in un quartiere dove il tema dell’integrazione è una necessità che chiede prassi da inventare e sperimentare per aiutare molti a scrollarsi di dosso facili e banali etichette ma anche per aiutarli a presentarsi con tutta la loro dignità e il loro desiderio di vivere autonomi e liberi; viviamo in un quartiere dove la povertà è questione non di alcuni stranieri ma di persone che non ce la fanno a stare dietro ai ritmi di questo tempo, persone che non riescono ad integrarsi in un ambiente di lavoro per difficoltà psichiche o fragilità emotive, eppure chiedono di esserci e con dignità; viviamo in un quartiere dove si tocca con mano quanto poco la nostra politica stia investendo in sanità pubblica o nel sociale. Vedere e Condividere sono il primo passo per trovare strade di rinascita e dignità. Un altro spunto prezioso lo dà il bambino di cui nulla sappiamo se non che aveva 5 pani e 2 pesci. Andrea condivide con Gesù questa disponibilità e da quel poco si sfama una folla intera. Nessuna delega ma anzi il passo avanti di un ragazzino che poteva dire, vista la giovane età e l’appetito che caratterizza i giovani di oggi come quelli di allora, che toccava ad altri condividere. Invece offre ciò che ha perché Gesù ne ricavi qualcosa. La vera domanda che dovrebbe accompagnarci non è tanto “Cosa devono fare gli altri in questa situazione?” ma “cosa posso fare io?” Come posso essere germe di cambiamento, frumento di pane nuovo per l’umanità. La scusa di una vita troppo impegnata (vera in molti casi) o lo slogan “spazio ai giovani” (e che fatica poi lasciare davvero spazio a loro facendo un passo indietro) e tanti altri escamotage che sappiamo trovare, diventano ottime fughe dal mettersi in gioco per essere co-soluzioni alle necessità di oggi. Con il poco che ho, che sento di essere, di avere, di potere, mi metto in gioco in una condivisione di idee ed energie che diventa soluzione che sfama e disseta. Non è il bambino la soluzione ma lui assieme a Gesù! Questa è la fiducia che dovrebbe abitarci mentre ci mettiamo in gioco di fronte alle necessità di oggi. Una chiesa che sa vedere, condividere e muovere timidi ma fiduciosi passi verso i bisogni dell’altro, diventa davvero una chiesa evangelica. Ci dia la Grazia il Signore Gesù di imparare questo stile e incarnarlo con sempre più convinzione.
2Re 4,42-44 Sal 144 Ef 4,1-6 Gv 6,1-15
