
Un breve stralcio:
«Il problema della conciliazione della sofferenza umana con l’esistenza di un Dio che ama, è insolubile finché si dà un significato volgare alla parola “amore” e si guarda alle cose come se l’uomo fosse il centro.
L’uomo non è il centro.
Non è che Dio esista per l’uomo.
Non è che l’uomo esista solo per se.
“Tu hai creato tutte le cose per te” (Mt 23,37).
[…]
Domandarsi se l’amore di Dio può accontentarsi di noi così come siamo, significa domandarsi se Dio possa cessare di essere Dio: se egli è Colui che è, il suo amore deve, nella natura delle cose, essere ostacolato e respinto da certi difetti che si trovano nel nostro carattere, e poiché egli ci ama, egli deve operare per renderci degni del suo amore.
Noi non possiamo desiderare, nei nostri momenti migliori
che egli si adatti alle nostre impurità […].
Ciò che noi chiamiamo la nostra “felicità”, non è il fine che Dio ha in vista: noi saremo felici quando saremo tali che egli ci possa amare senza impedimento»
Clive Staples Lewis (1898-1963), scrittore, saggista e teologo britannico
