Domenica 21 luglio





Madre Teresa scrisse: Vivi la vita
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.

Nel Vangelo di questa domenica d’estate, i discepoli tornano da Gesù dopo essere stati inviati, perché la gente è oppressa, è un popolo senza pastori, senza orientamento, senza speranza, e ora, proprio a coloro che ha mandato, raccomanda il riposo. Lo fa perché Gesù stesso sa che la prima guarigione, come ricorderà Madre Teresa quasi 2000 anni dopo con il suo Inno sopra riportato, è saperci riappropriare della nostra stessa vita, guardandola nelle sue sfaccettature più semplici. Questa è la medicina da predicare e della quale riappropriarci sempre. Noi, popolo dalle agende riempite di appuntamenti e di riempitivi di un vuoto che altrimenti non sappiamo gestire, siamo chiamati a fermarci per vedere, contemplare, gustare e rendere grazie del bene e del bello che c’è e che siamo! 
Penso a questo tempo di vacanze e di soste che meritano d’essere vissute come tali e non come rincorse ai luoghi o alle esperienze più disparate o di tendenza. Penso a chi le ferie non potrà permettersi di farle altrove e potrà godere solo di un tempo da valorizzare proprio lì nei soliti luoghi del quotidiano. Quanto prezioso è saper gustare anche il poco! Riscopriamolo e ridiamo valore ai momenti semplici, passati dentro ad una relazione che guarisce il cuore e ridesta l’animo; riscopriamo il silenzio come medicina alla frenesia e come spazio unico per riappacificarci con noi stessi; ritroviamo il tempo della lettura, di una meditazione, di angolo di pace per ascoltare la nostra storia e le nostre necessità. Vacanza sia accogliere il Suo invito ad “andare in disparte”, a stare un po’ con Lui che è fonte per noi di Amore incondizionato e centratura di priorità e di verità. La Vacanza, in località turistiche come in casa, sia riposo del corpo, sia nuovi stimoli vitali per la mente, sia rigenerazione e riappacificazione dell’anima dove riporre pensieri, progetti e paure in Lui, sfruttando l’occasione di un tempo più disteso e libero. Ne abbiamo bisogno per ricentrarci, per ritrovare quella Speranza che diventa nuova progettualità, quella Fiducia in Lui e nella Vita che diventa nuovo entusiasmo e stile rinnovato nell’andare verso il prossimo a riscoprire che proprio lì si aprono strade di rinascita. Ne abbiamo tutti bisogno, appesantiti come siamo dal buio delle guerre, da una violenza che si impone come notizia quotidiana alle nostre orecchie e ai nostri occhi, da una politica che ha perso il sapore del bene comune e della progettualità condivisa, dalla sofferenza che incrociamo quotidianamente nelle storie e nei volti di molte persone che ci sono accanto e che spesso ci inquieta facendoci sentire impotenti. Ma ne abbiamo bisogno anche per vincere l’orgoglio che non ci permette di chiedere scusa, la frenesia che ci fa scordare quanto prezioso è dire Grazie, la stanchezza che non ci permette di diffondere il balsamo della gentilezza, la noia che non ci fa gustare la gioia che semina la Bellezza. Il riposo sa rigenerare i nostri rapporti e le nostre relazioni più importanti se vissuto come momento di pacificazione e valorizzazione delle cose semplici.
Gesù spesso lasciava la folla che lo cercava per “andare in disparte”, in luoghi solitari e di pace, per stare in Comunione con il Padre e tornare abitato dal Suo Unico Amore. Ora chiede a noi, suoi discepoli di oggi, di fare altrettanto, per lasciarci purificare dal buio e lasciarci ridestare dalla Sua Luce. Raccogliamo questo invito per tornare ai nostri luoghi di lavoro, per vivere le nostre famiglie e le nostre relazioni, per abitare i nostri appartamenti e il vicinato, con l’anima abitata dal Suo Spirito. Farà bene a noi ma farà bene anche a chi ci è accanto e respira ciò che siamo.

Ger 23,1-6   Sal 22   Ef 2,13-18   Mc 6,30-34

Un commento

  1. Mi astengo dal commentare i primi due capoversi della prima lettura. Sono certo che chi di dovere, dal vertice alla base, li avrà meditati o li mediterà come conviene. Mi sembra tuttavia utile soffermarmi sull’ espressione “oracolo del Signore”. Normalmente l’Autore sacro rende con il proprio stile, con la propria sensibilità linguistica e letteraria, supportate anche dalla propria cultura, quanto suggeritogli dallo Spirito. Quando invece l’Autore, in questo caso Geremia, si avvale di un’espressione come quella, vuol dire che le parole che egli riporta sono esattamente alla lettera quelle dettategli dall’Onnipotente.

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