In questo brano Gesù distingue tra ‘sapienti e dotti’ da una parte e ‘piccoli’ da un’altra. Ognuno di noi contiene in sé una parte dotta e sapiente ed una parte piccola, e solo quest’ultima è in grado di afferrare la rivelazione evangelica. Ma cosa significa essere ‘piccoli’? In questo periodo della mia vita identifico l’essere piccolo con l’essere fragile. E la fragilità mi porta a pensare alla precarietà della vita e “alla necessità di relazioni e di cura reciproca data dall’interdipendenza di tutti da tutti e dell’uomo dalla natura”(Laura Campanello). Fragilità e precarietà della vita, quindi, come risorse che mi permettano di ritrovare l’essenziale, quello per cui valga la pena vivere. Il Vangelo mi suggerisce proprio questa strada! Come dice Leonard Cohen: “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”.
Mt 11, 25-27

Gesù ringrazia il Padre, che ha nascosto QUESTE cose ai grandi e ai sapienti e le ha dette conoscere ai piccoli. Quali siano “queste” cose non è facile a dirsi. Nel passo parallelo di s. Luca le “cose” appaiono diverse. Il resto invece coincide perfettamente, e capire chi sono i grandi e i piccoli è meno difficile. Oggi è venuta un auge l’espressione “cattolici adulti”, che sembra in contraddizione con questo passo e con l’altro ” se non sarete come questi bambini…”. In.pratica il “cattolico adulto” è una persona certamente colta e preparata, ma che impiega queste sue doti nel cercare sia nella Scrittura sia nell’insegnamento della Chiesa punti a suo dire da interpretare in senso più moderno, mentre finora avrebbe prevalso un’ interpretazione più letterale, tipica di una religiosità non più attuale. Il “cattolico adulto” non aspetta che sia caso mai la Chiesa ad offrire interpretazioni aggiornate ma ci provvede lui.
Grazie, una riflessione che spiega che lo sguardo del Signore va al di la ‘ della conoscenza umana .