“Non sono venuto per la calma ma la spada”.
D’istinto con tutto quello che sto vivendo in questi giorni, mi sembra che mi dica: “se amerai veramente il tuo prossimo sarà una tua preoccupazione, sarà quella cosa che sta dentro di te senza lasciarti dormire, sarà il pensiero assiduo. E’ così punto. Poi se vuoi potrai condividere con me sta “roba” (sentimento indefinito forte di amore attaccamento e voglia di futuro) che è soprattutto “roba mia” e così in due impareremo a stare nella tempesta…e cresceremo insieme.
Non abbandonare il campo perchè fa male come essere attraversati da una spada, vai oltre.
Vai oltre l’amore che ti ha dato la tua famiglia, di cui conosci tutti i codici e nel quale non c’è rischio… vai oltre te stesso e ama… anche Me.

Il Vangelo di oggi si compone di due parti ben distinte: la prima, “non la pace, ma la discordia” (10, 34-39) più problematica, la seconda, sulla ricompensa (40-42), più tranquilla (e tranquillizzante).
Sul fatto che Gesù non sia venuto a portare la pace nel mondo non c’è davvero bisogno di soffermarsi: la cosa si vide fin da subito, e ne fece le spese l’uomo Gesù stesso; di quanto è avvenuto poi nei secoli, sono pieni i libri di storia. Spinosa diventa invece la questione, quando Gesù dal mondo passa all’ambito ben più ristretto delle famiglie. In quante di queste, in tutte le epoche e in tutte le condizioni, il seguire la legge di Cristo ha provocato contrasti tensioni, drammi. Si può andare dal re Enrico VIII alla più umile delle famiglie, in cui la scelta di un membro rompa l’equilibrio esistente. Una famiglia indifferente o addirittura ostile alla fede, in cui l’unico figlio voglia farsi frate, o viceversa una famiglia profondamente religiosa, nella quale un figlio o figlia si metta in una condizione irregolare o addirittura platealmente peccaminosa. E qui è purtroppo da dire che oggi il “mondo” appiana le cose al modo suo: invece di richiami accorati o di preghiera intensa e sofferta, si sente: ” Mah…, i tempi sono cambiati, cosa vuoi, fanno le loro scelte…” e cose simili. Si crede di mantenere in questo modo la pace, che non è però la pace di Cristo, ma acquiescenza al mondo, per non dire (e oggi si stenta a dirlo) al peccato.