Giovedì 4 luglio

La parola di Gesù è autorevole, è efficace e si compie portando frutto secondo il cuore di chi l’accoglie. In realtà, il paralitico sembra essere un ospite passivo: qualcuno lo porta a Gesù, ascolta Gesù che lo perdona, prende il suo letto e va a casa sua. Non una parola detta a Gesù, né come richiesta di guarigione, né come ringraziamento per il dono ricevuto. Allora, possiamo davvero pensare al cuore: il paralitico avrà aperto il suo cuore e si sarà fidato, prima del perdono concesso e poi della guarigione. E probabilmente si sarà unito alle folle che rendevano gloria a Dio per il potere concesso a Gesù.
Gesù Maestro, noi crediamo che tu sei, con il Padre, onnipotente nell’amore e non ti stanchi mai di guarire chi si fida di te. Solo così potremo riprendere a camminare, proclamando le tue meraviglie.

Am 7,10-17; Mt 9,1-8

Un commento

  1. Tra parentesi: questo episodio del paralitico è l’ultimo prima della chiamata di Matteo stesso da parte di Gesù: l’Evangelista quindi non fu presente, e dovette conoscerlo sia da coloro che erano già apostoli, sia in seguito allo scalpore che suscitò.
    Con il miracolo del paralitico Gesù continua il processo di dimostrazione della sua divinità. Questa volta sono presenti alcuni dottori della legge, davanti ai quali Gesù dichiara e dimostra, di possedere la prerogativa che per gli Ebrei era la più inerente al Dio unico: la facoltà di rimettere I peccati.

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