Gli Atti degli Apostoli ci fanno rivivere la liberazione dal carcere di Pietro. Si parla di catene che si sono aperte per permettere a Pietro di uscire dal carcere guidato dall’angelo. Questo testo mi ha fatto ripensare alla gioia che si prova quando riusciamo a sciogliere le catene che spesso ci stringono. Oggi mi ripeterò i versetti del salmo 33:
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.
Con Lui vicino, seguendo le indicazioni del Suo Vangelo, le catene si sciolgono e le porte si aprono.
At 12, 1-1; sal 33

Della prima lettura, che racconta la prodigiosa liberazione di Pietro, mi colpiscono due cose. La prima è la incessante corale preghiera della Chiesa, che viene esaudita come, del resto Gesù stesso aveva promesso (“Qualunque cosa chiederete nel mio nome…”). La seconda cosa compare un po’ più avanti del passo letto oggi, precisamente ai versetti 18-19 dello steso capitolo 12 degli Atti: là dove si dice che i soldati incaricati della guardia furono da Erode mandati sotto processo per mancata consegna in quanto ritenuti responsabili (sarebbe così anche oggi) della fuga del prigioniero, e condannati a morte. Mi viene spontaneo pensare che è impossibile che il Signore non si sia curato di questi sfortunati soldati, venuti a trovarsi ignari sul percorso dei primi passi della Chiesa, e che quindi non li abbia accolti subito in Paradiso insieme al Buon Ladrone, a s. Giacomo il Maggiore ucciso poco prima.