«Rimanete in me e io in voi».
Rimanere, stare, riuscire a vedere l’altro, a non prevalere, accogliere ed essere accolti: è questo l’emblema della relazione d’amore più alta. Non c’è diffidenza, né calcolo: tutto si realizza nel dono, nello scambio che genera, che porta frutto, che non lascia nessuno indietro ma amplia il raggio di bene.
E’ il nutrimento dell’Agape, del banchetto del re che invita gli ultimi, della moltiplicazione del pane, di chi persevera e sta, nonostante tutto, anche se la vita segna, non è nulla semplice, non ci sono strade lisce, senza inciampi…
La vita – ah questa vita – è un mistero che si disvela nella promessa che oltrepassa riti, celebrazioni, dubbi, voglia di liberare e liberarsi. E se ogni giorno è un “rimanere” è lì che apriamo lo sguardo, lì che amiamo, lì che raccogliamo.
Gv 15,4-5
