Domenica 23 giugno

Ma Dio è davvero l’origine di ogni cosa che succede su questa terra? Davvero tutto è Sua volontà, anche le prove che ci fanno male? Oppure Dio è l’onnipotenza di trasformare anche le tempeste più furiose che si abbattono su di noi, per renderle occasione di rinascita, di nuova vita? Io credo proprio questo: la tempesta non viene da Dio, ma la Pace dopo questa sì! La tempesta è una forza avversa che si scaglia contro di noi e noi non vorremmo mai farne esperienza. Gesù invece è venuto a dirci che le tempeste ci sono ma ogni prova della vita, per quanto dolorosa, può essere sedata, trasformata, riconvertita in occasione. Possiamo fare come i discepoli che, in preda alla paura, se la prendono con il Maestro che se ne sta calmo o, prima ancora, inveiscono contro il tempo, contro Dio che li ha dimenticati, contro il mare che è troppo furioso e chi più ne ha, più ne metta, e si fermano a questo stato di rabbia e lamentela vittimistica, oppure possiamo chiedere a Gesù come affrontare ed uscire dalla situazione difficile che ci mette paura e ansia. 
“Perché avete paura? Non avete ancora fede?” chiede Gesù quando viene svegliato. La Sua presenza non toglie la prova ma aiuta a vedere una prospettiva diversa. Ce lo ricorda anche la prima lettura dal libro di Giobbe. 
Se c’è un messaggio di cui abbiamo bisogno per placare le nostre paure, i sensi di colpa, le incertezze del domani, è proprio una infusione di coraggio. Lo cerchiamo, effimero, in tante occasioni o relazioni, oppure pretendiamo venga solo dalla nostra forza, dalla nostra bravura, dal nostro coraggio. Ma non possiamo bastare a noi stessi e nulla che sia segnato dallo stesso limite che ha segnato noi, può darci una risposta davvero esaustiva. Gesù nell’orto degli ulivi si rivolge al Padre e chiede che, se non può evitare la prova, almeno abbia la forza di superarla. Questa è la preghiera che ci aiuta a capire di non essere soli e di essere forti della Sua Grazia. La risposta più profonda e vera quindi la troviamo solo nella fede. Essa è la capacità di diventare sempre più consapevoli della Sua presenza per noi, che ci porta non ad essere esenti dai momenti difficili ma a saperli affrontare come momenti di passaggio, di purificazione, di cambiamento. La fede ci aiuta a vedere questa nostra vita come un’esperienza unica e irripetibile, da cogliere e sfruttare al meglio, senza perderci d’animo di fronte alle cadute o alle frenate improvvise dovute ad accadimenti imprevisti e appunto tempestosi. La fede ci ricorda anche che non siamo solo corpo e raziocinio, ma siamo Spirito e, in quanto tali, non finirà tutto in questa dimensione da noi conosciuta che è la vita terrena. Neppure la morte è la parola finale e per questo possiamo vincere la paura. Questa vita che conosciamo è uno spazio limitato dentro una esperienza molto ma molto più grande, che inizia prima della nostra nascita e non finirà con la nostra morte, perché evolverà ancora e diversamente. Se ci concepiamo così, non relativizziamo tutto, ma anzi, viviamo ogni giorno intensamente, senza paura (come ci invita a fare Gesù oggi) e con la forza e l’entusiasmo di chi sa osare e apprezzare ogni cosa, senza essere accecato esclusivamente dal proprio limite perché sa di essere preso per mano da una forza che lo supera e gli permette di farsi guidare dalla passione e dalla curiosità che rende l’esistenza una esperienza di pienezza. Viviamo da persone che hanno talmente tanta voglia di vivere, da non poter permettersi di perdere tempo in sterili lamentele perché troppo impegnati a cogliere i germogli di una Vita che non dipende da loro ma è più grande e per questo può rendere novità ogni cosa. Viene più semplice nelle popolazioni che hanno meno risorse, perché abituate ad essere grate per il poco e combattive verso le avversità. Possiamo imparare anche noi questa determinazione insieme all’umiltà dei discepoli che invocano la presenza di Gesù nel mare mosso delle loro inquietudini. 
Nessuno vive una vita soltanto agiata e semplice, anzi. Tutti abbiamo una battaglia che ci sfida. Oggi Gesù chiede di accompagnarci anche dentro queste tempeste, per farci scoprire che è possibile far germogliare un bene perfino dalle macerie più dolorose. Ma, come in ogni relazione della nostra vita, Gesù può essere efficace solo se noi Gli lasciamo spazio, se ci mettiamo in discussione, se accettiamo che le soluzioni, a volte, sono diverse da quello che vogliamo noi e pensiamo noi. In poche parole ci viene chiesto di imparare a decentrarsi per mettere al centro Lui che vuole essere per noi Vita.

Gb 38,1.8-11   Sal 106   2Cor 5,14-17   Mc 4,35-41

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