Giovedì 6 giugno

Ogni volta che leggo la tua parola Signore, mi rendo conto di quanto sia faticosa ed impopolare per la logica del mondo.
A volte mi sempre di essere parte di una meravigliosa rappresentazione teatrale, dalla quale però non è possibile uscire, perché senza volere ci si trova invischiati negli “intrighi di palazzo”. La tua parola, però, è lì ad aspettarci, a liberarci dai nostri piccoli pensieri.
Ogni volta che mi sento sopraffatto Signore, ricordami di rimanerti fedele, ricordami di evitare le vane discussioni, ricordarmi che anch’io sono stato scelto.

2Tm 2,8-15

Un commento

  1. I due comandamenti principali della Fede sono cosa troppo nota: amare Dio con tutte le forze ecc. e amare il prossimo come se stessi. Il problema sta nella frase, per così dire, di collegamento: “il secondo è simile al primo”, e non è semplice. Che cosa vuol dire amare sé stesso, e in che senso questo è simile all’ amare Dio? Amare se stesso non può ridursi certo ad amare le cose del mondo, come denaro, carriera; di cose peggiori neppure parliamo. Si può dire che ami se stesso chi non pensa alle cose dello spirito, chi non si pone il problema della propria salvezza? Secondo me è stanno proprio qui le due cose: il collegamento con l’amore di Dio (se non si ama Dio non si è salvi), e il rapporto dell’ amore per sé stessi con quello per il prossimo. Se uno ama se stesso sí da volere la propria salvezza, Dio gli comanda di volere anche quella del suo prossimo, dei fratelli: e questo è realizzabile principalmente (ma direi “soltanto”) nella Chiesa, cooperando in essa a uno sforzo comune verso la salvezza propria e del prossimo.

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