Venerdì 31 maggio

Sono poche le occasioni in cui Maria parla nei Vangeli, e quando lo fa pronuncia frasi dense di significato ma misurate. Nella pagina di oggi, invece, si ha l’impressione che Maria si lasci andare, la sua preghiera sembra uno sfogo della sua anima, una lode che non è riuscita a contenere e che straripa quasi incontrollata dal suo cuore. Di fronte a Elisabetta si sente libera di testimoniare la propria fede, quella stessa fede che l’ha resa madre di Dio stravolgendo la sua esistenza. Elisabetta riconosce il Signore nel grembo di Maria, ma nonostante la situazione straordinaria non le pone alcuna domanda, si limita ad accoglierla con gioia e con fede. Lei stessa sta vivendo uno speciale momento di grazia. Ciascuna delle due donne ha un rapporto personale col Signore che si rafforza nella dimensione comunitaria della fede. È così anche per noi: la nostra relazione con Dio si consolida e fiorisce nel momento in cui sperimentiamo la condivisione con i fratelli.

Lc 1,39-56

Un commento

  1. Dopo che Elisabetta ha riconosciuto in Maria “la madre del suo Signore”, questa sciogli le labbra in un cantico immortale di lode e riconoscenza a Dio. Alcuni pensano che Maria abbia ripetuto, magari con qualche modificazione, un inno già esistente, altri che almeno la veste letteraria sia dello stesso s. Luca, un po’ come fa il Manzoni con Lucia alla fine del cap. VIII dei Promessi Sposi dopo il celebre “Addio monti”: “Di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri di Lucia…”. Se anche fosse così, risulta comunque come Maria possedesse con assoluta chiarezza le linee fondamentali della storia della salvezza da Abramo e dai patriarchi fino a lei stessa. Nell’Israele di quei tempi (e probabilmente non soli) la formazione religiosa era solida e capillare. Non è del resto un caso che nell’iconografia dei secoli successivi gli artisti autori di Annunciazioni mai rappresentino la Vergine sorpresa dall’Angelo intenta a lavori domestici come fare a maglia, pulire, cucinare ecc., ma sempre con un libro o in mano o posato, aperto o chiuso, vicino a lei.

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