Bellissima nella Colletta l’immagine di una Chiesa chiamata a dedicarsi al servizio di Dio con gioiosa fiducia. È quella Chiesa che, nelle parole dell’Apostolo Pietro, Dio ha chiamato dalle tenebre alla sua luce e che come il cieco Bartimèo non esita a seguire Gesù lungo la strada dopo aver riacquistato la vista.
Ci sono poi espressioni che ritrovo nella ventata provvidenziale del Concilio Vaticano II: essere pietre vive in Cristo, per quel sacerdozio santo nel quale “tutta la vita cristiana diventa sacra, ed insieme idonea a comunicare con Dio” (Paolo VI, 1967).
Fanno ancora fatica queste parole ad entrare nel mio cuore e nel mio vissuto. Per questo l’attenzione che l’Assemblea Sinodale della nostra Diocesi ha riservato ai Ministeri Battesimali non va sprecata: interpella anche me, la mia disponibilità al servizio di Dio con gioiosa fiducia.
1Pt 2,5; Mc 10,52

S. Pietro in questa lettera, scritta da Roma ai fedeli dell’Asia Minore, si rivolge loro veramente da Papa, con chiarezza di dottrina e garbo nella forma, senza alcun accento polemico.
È tuttora diffusa l’opinione dell’ignoranza degli Apostoli, “semplici pescatori, ecc.” A parte il fatto che nella società ebraica del tempo l’analfabetismo era praticamente inesistente, la frequenza di fatto obbligatoria alla sinagoga faceva sì che le Scritture fossero diffusamente conosciute: non ci deve quindi meravigliare l’insieme di citazioni bibliche che troviamo in 2, 9-10.
Per questi e altri motivi è ormai certo che la lettera autenticamente di s. Pietro; che egli poi si sia fatto aiutare, lo dichiara lui stesso alla fine (5,12): Silvano lo aiutò nella formulazione in greco, lingua che questi certamente padroneggiava meglio di Pietro.
Riguardo al passo del Vangelo di s. Marco sul cieco Bartimeo, una curiosità: è da lì che viene il motto del nostro amato Vescovo Claudio: “Confíde, surge, vocat te!”