Oggi la chiesa festeggia la Santissima Trinità e una delle nostre tre parrocchie è particolarmente in festa (anche un’altra in realtà, perché festeggia San Filippo Neri che sarebbe ricordato proprio oggi se non avesse preso il sopravvento la Trinità). Una solennità che ci mette davanti un grande mistero che è la natura di Dio: uno in tre persone. Trattati teologici e grandi predicazioni su questo sono state fatte dai padri della chiesa e vengono oggi riprese dai nostri teologi. A me piace partire da una semplice verità che deriva dal rapporto unico che lega Padre, Figlio e Spirito Santo: Siamo figli dell’amore! Può sembrare banale farne memoria ma non lo è mai, come non è mai banale fare memoria della verità e freschezza dell’amore umano che ci abita. Dire che siamo figli dell’Amore significa riconoscere che in noi c’è un dono grande. In ognuno di noi!
Dio è Amore e chi Ama impara ad accogliere e a valorizzare, impara che non serve andare contro qualcuno o qualcosa ma è sempre più efficace lavorare per qualcuno e qualcosa. Dio Amore è come l’evidenziatore: non scrive nulla di nuovo ma ciò che è, va bene così perché già viene da Lui. Tu, io, noi siamo immagine e somiglianza di Dio, siamo impastati di Lui, quindi Dio non ha bisogno di cambiarci, mai! Non lo ha fatto con gli undici discepoli rimasti che avevano abbondantemente dimostrato la loro pochezza. Come l’evidenziatore, Dio che è una perenne danza d’amore, sottolinea e valorizza il bello affinché ognuno possa esserne orgoglioso e viversi ogni giorno e in ogni occasione valorizzandosi. Nella consapevolezza che dobbiamo fare i conti con le nostre ferite, l’unica strada è farci amicizia e saperle volgere al meglio, saperle gestire con un bene più grande, con uno sguardo d’amore e non di rancore, e proprio il Suo sguardo che ci valorizza ci aiuta in questo processo fondamentale per chiunque.
“Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” è la più alta e bella dichiarazione d’amore che possiamo ricevere e la sentiamo pronunciata da Lui a noi, ad ognuno di noi! E sappiamo che non è frutto di una emotività passeggera, di una serata euforica, di una spinta emotiva dovuta ad una giornata speciale o un momento magico. È frutto di un Amore vero e fedele, talmente fedele da farsi offerta-sacrificio come quello di Gesù sulla croce.
Davanti a Dio possiamo solo sentirci Amati e Valorizzati, non giudicati e tantomeno abbandonati. La vita gioca a farci percepire questo, il male si diverte a dividerci da questo Suo Amore, ma Lui è quel raggio di sole che illumina e scalda proprio te, e ti insegna che puoi danzare anche sotto la pioggia.
Nella prima lettura ci viene raccontato di come Dio scelse un popolo: Gesù ci ha detto che l’umanità intera è Sua popolo. Non sta a noi quindi dividere, selezionare, giudicare.. A noi sta ricevere e vivere da Amati!
Le nostre Comunità Cristiane possono diventare grembo che genera speranza e ridesta entusiasmo per chiunque cerchi Amore. Non perché sono perfette, neppure i discepoli lo erano, ma perché credono nell’Amore e cercano strategie di Amore concreto oggi.
Lo dobbiamo fare tra parrocchie vicine;
Lo dobbiamo fare nel dialogo con le altre confessioni religiose;
Lo dobbiamo fare verso noi stessi e verso ogni creatura che incontriamo nel nostro cammino.
E lì dove non riesco io, riuscirà un altro e io mi faccio da parte e lascio fare affinché nessuno sia escluso.
Mi rendo conto che uso un imperativo come verbo ma lo faccio per scelta, perché siamo stati battezzati e segnati eternamente dal Suo Amore, come dice Gesù nel Vangelo. Quell’acqua che ci è scesa sul capo quando eravamo bambini (i più), ci ha immerso nella relazione infinita e fedele del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Quell’immersione oggi diventa missione per ognuno di noi, in famiglia come al lavoro, nel proprio palazzo come in quartiere. Dovrebbe essere un’immersione che ci fa venire l’orticaria di fronte alle proposte di risolvere i problemi attraverso le “crociate” o le levate di scudi. È sempre fallimentare come metodo dei genitori verso i figli ma in realtà è fallimentare verso ogni forma di difficoltà.
Ci dia il Signore di riscoprire la gioia e la freschezza del nostro battesimo come iniziazione ad uno stile di incontro e di valorizzazione. Verso noi stessi.. verso gli altri.. da Amati!
Dt 4,32-34.39-40 Sal 32 Rm 8,14-17 Mt 28,16-20

“Mi è stato dato ogni potere nei cieli e sulla terra”: chi mai nella storia ha pronunciato una frase simile? Non è attestata per Alessandro Magno, per Cesare, per Napoleone: può darsi che, almeno iguardo alla terra, pensassero così in cuor loro, comportandosi magari di conseguenza, ma, in ogni modo, sappiamo com’è andarono a finire. Meno ancora si espresse così il fondatore di alcuna religione. Invece Gesù, dopo aver asserito “mi è stato dato ecc.”, appena prima dell’Ascensione dà questo comando: “Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo”. Non un comando di potere, ma di salvezza. E che contiene la formulazione del primo dei misteri principali della Fede: unità e trinità di Dio, che noi abbiamo la fortuna di ripetere ogni volta che facciamo il segno della Croce.