La Festa di Pentecoste è una solennità tutta da riscoprire per l’importanza che ha nella vita di noi credenti.
La prima lettura ci racconta di come lo Spirito, sceso sugli Apostoli sotto forma di lingue di fuoco, li rende capaci di parlare le lingue dei vari popoli presenti in quel momento. Un dono inedito, ci verrebbe da pensare, ma soprattutto: perché questo dono e non altri?
Girando le varie missioni della Diocesi, ignorante ahimè delle lingue (inglese compreso), spesso mi sono sentito “tagliato fuori” e solo l’ausilio di una “buona anima” che traducesse, mi ha permesso di capire e prendere parte ai momenti che stavamo vivendo. Poter parlare la lingua delle persone accanto a noi significa incontrare, entrare in relazione, coinvolgere, fare sentire accolti e importanti. Non è solo questione di linguaggio verbale ma lo Spirito è Forza che ci permette di essere inclusivi, accoglienti, ci permette di farci prossimi alle vite, a volte variegate, delle persone che abbiamo accanto. È il dono che ci permette di non vivere isolati, solitari ma in relazione e a servizio gli uni degli altri, il dono che ci fa essere chiesa. Si perché Chiesa significa questo: comunità di persone che camminano insieme, annunciando un Amore senza limiti, liberante e forte, aperto verso tutti coloro che ne restano affascinati, nessuno escluso.
Abbiamo bisogno di riscoprire la Pentecoste proprio per questo, per diventare Chiesa che sa stare in questo mondo, senza accontentarsi di proclamare valori o norme ma annunciando il Suo Amore e la Sua Salvezza, per una umanità che necessita di questi doni immensi che il Signore ci vuole fare.
Il frutto della Pentecoste è l’irrequietezza verso ciò che non è Amore. Lo Spirito infatti ci porta ad essere capaci di strategie sempre nuove per comunicare ed essere Suoi strumenti. Parlare lingue differenti significa essere chiesa che sa entrare dentro le situazioni di dolore, disagio, esclusione o discriminazione per cercare strade possibili di risoluzione, mettendo in gioco noi stessi e il nostro essere comunità. Essere vite abitate dallo Spirito significa accorgerci che c’è uno sguardo nuovo possibile, che è quello che elimina divisioni e frontiere per costruire collegamenti nuovi e significativi. Penso ai bambini del nostro quartiere: per loro non esiste il compagno cinese, rumeno o africano, per loro esiste quell’amico che chiamano per nome ed è come loro: ai loro occhi è un compagno di giochi, uno che come loro va a scuola e vive i loro stessi desideri e le loro stesse fatiche. Sono sguardi nuovi che creano nuovi stili di vita e suggeriscono scelte nuove per rendere concreto il Vangelo di Salvezza e Amore che Gesù ci ha consegnato.
Comunità cristiane segnate dalla Pentecoste significa proprio Comunità Cristiane fantasiose nell’incontro, nell’aiuto reciproco, nell’amore. Questo dice Gesù nel Vangelo quando annuncia che, abitati dallo Spirito, gli apostoli comprenderanno la Verità. Essa è un cammino che non finisce mai e ci porta ad essere sempre in movimento. Spesso ci blocchiamo, giustificati dal dover non perdere tradizioni o abitudini radicate nel tempo, e non sappiamo evolvere nella nostra testimonianza del volto di Gesù per questa umanità con le sue sfide e le sue peculiarità. Radicarsi nel passato significa farsi forti di una storia ma non significa doverne restare intrappolati. Oggi il ritorno al passato, ad una ritualità del passato e un uso normativo della religione, sono grandi tentazioni perché danno sicurezza in un tempo connotato come liquido e senza radici. Ma è una tentazione appunto, perché non ci permette di metterci in un atteggiamento di ascolto libero e sincero delle storie e delle fatiche che segnano questo periodo storico. Lo Spirito invece fa proprio questo: ci rende forti per saper trovare strategie risolutive di fronte ad ogni istanza di non-amore, e ci rende capaci di essere dono per chi è segnato dalla paura e dalla non-speranza.
È un dono da chiedere insieme oggi: cristiani coraggiosi ed entusiasti di seminare oggi un Amore unico e inimitabile, e comunità coraggiose nel cercare e mettere in atto strategie di inclusione, di attenzione e di amore, soprattutto dove ci sono cuori feriti e vite ingabbiate.
Ringrazio il Signore che mi testimonia la forza dello Spirito ogni volta che vedo chi si impegna per trovare casa a chi ha un lavoro, una famiglia ma non ha un tetto, a causa della paura di chi non vuole affittare a chi ha la pelle scura a causa di brutte esperienze o preconcetti; ringrazio il Signore che mi testimonia la forza dello Spirito quando vedo gruppi classe fare squadra attorno a famiglie che vivono momenti di disagio, per non lasciarle sole; ringrazio il Signore per la testimonianza di impegno di molti che spendono tempo per iniziative che non siano solo ludiche o goderecce ma anche inclusive e solidali. Ringrazio il Signore perché la Pentecoste la viviamo tante volte e magari non ce ne rendiamo conto, e lo facciamo quando andando incontro al prossimo con entusiasmo, determinazione e coraggio!
At 2,1-11 Sal 103 Gal 5,16-25 Gv 15,26-27; 16,12-15

Mi sia permesso di confessare che la Pentecoste è la festa dell’anno liturgico che io sento più vicina. I fatti sono chiari, descritti da s. Luca nel secondo capitolo degli Atti: il vento, le lingue di fuoco, il parlare le lingue. Quest’ ultimo poi conferma che, purtroppo c’è sempre chi rifiuta, chi non crede neppure davanti all’evidenza, com’era successo davanti a numerosi miracoli di Gesù: “Sono ubriachi di vino dolce”. Fosse così, che le scuole per interpreti dovessero chiudere a causa di un po’ di bottiglie di moscato!
Ma lasciamo questo. La Pentecoste è la conferma delle promesse di Gesù. “Quando verrà, lo Spirito di verità vi insegnerà ogni verità, perché non parlerà da sé; ma vi dirà tutto ciò che ha udito”. Lo Spirito insegnerà la verità: ma chi aveva detto: “Io sono la verità?” Quindi lo Spirito insegnerà Gesù Cristo, insegnerà quanto da Lui, e quindi dal Padre, ha sentito; ed eserciterà questo insegnamento per tutti i tempi, rendendosi presente attraverso la Chiesa, il cui compito, fino alla fine dei tempi, è proprio quello di insegnare. E’ nella Chiesa dunque che si realizza la Pentecoste, quella attuale e di sempre.
Grazie di questo sguardo positivo proiettato al futuro