La tristezza è un’emozione umana, ma può risultare pericolosa. Se ci fermiamo alla tristezza per le perdite che durante la vita subiamo, ci allontaniamo dal presente e da quello che la Vita può offrirci. Gesù ci invita a guardare oltre, a guardare la realtà con i Suoi occhi ed accogliere lo Spirito. In questo modo potremmo accorgerci che dalle potature della nostra esistenza germinano nuovi germogli di vita. Così la nostra gioia sarà piena.
Gv 16,5-11

Certo dev’essere stato duro per i discepoli sentirsi dire dal Maestro: ” È bene per voi che io me ne vada. … E non mi vedrete più”. È vero che subito aggiunge che se lui non se ne andasse, non verrebbe il Paraclito (dal greco paracaleo, io invoco, chiamo, come in latino “advocatus”, chiamato, si intende “in aiuto”). Ma, potrebbero aver pensato i discepoli: “Non poteva Gesù rimanere ugualmente?” No! Gesù doveva andare. Dove? A compiere il disegno redentivo del Padre, e quindi a rendergli gloria, con la sua passione e morte, e poi a stare alla Sua destra, anche come uomo. E “non mi vedrete più”. Certo: per quanto tempo ancora Gesù poteva – o doveva – rimanere? È chiaro che perché nascesse la nuova religione Egli doveva andarsene, e lasciare qualche cosa che permanesse oltre la sua presenza fisica. Infatti lasciò, insieme con la venuta e la perpetua assistenza dello Spirito, la grazia, attraverso i Sacramenti, soprattutto l’Eucaristia, e la Chiesa, che li amministra tenendo vivo nel contempo il suo insegnamento. In un certo senso effettivamente non Lo vediamo più (le apparizioni stesse di Gesù, se non mi sbaglio, sono pochissime), ma nella Messa e nell’Eucaristia Gesù è quanto mai presente, fino alla fine dei tempi.