Giovedì 18 aprile

Non è nella nostra esperienza personale aver assaggiato la manna, descritta nell’Esodo come brina: da raccogliere in fretta prima che il calore del sole la sciolga, da consumarsi in giornata prima che marcisca, come sperimentarono gli Israeliti.
Ci è invece ben chiaro il valore del pane, la sua fragranza che invade la nostra casa quando cuoce nel forno, il suo rimanere gustoso anche col passare dei giorni.
Alimento labile il primo, adatto per situazioni transitorie, di emergenza. Nutrimento sicuro il secondo, confortevole, duraturo.
Partendo da questo… assaggio possiamo leggere nella manna la scelta di vivere alla giornata, di accontentarci di orizzonti stretti e precari, fidandoci delle nostre limitate capacità.
La conoscenza del pane, alimento che non ha confronto rispetto alla manna, è un primo passo per avvicinarci al mistero annunciato da Gesù, per salire a un pane di vita che sazia di eternità il nostro spirito.

Gv 6,44-51

2 commenti

  1. L’episodio proposto oggi con la prima lettura si presta a un confronto. Quanto avviene tra il diacono Filippo e il funzionario della regina d’Etiopia è esattamente l’opposto di quanto avveniva tra Gesù e i Farisei. Il passo di Isaia che lo straniero stava leggendo, le umiliazioni sopportate con mitezza dal servo sofferente e la sua esaltazione finale (Isaia, 53, 7 ss) sarebbe stato per i Farisei, chiusi anche davanti ai miracoli più spettacolari, il meno adatto a far loro non dico accettare, ma almeno prendere in considerazione Gesù come possibile Messia. L’Etiope invece accoglie subito le spiegazioni di Filippo e il messaggio che comportano, al punto di chiedere di essere battezzato subito.
    Il passo si collega bene con diversi spunti del Vangelo di questa stessa giornata. La Grazia agisce su chi è disposto ad accoglierla: attraverso Filippo è il Padre stesso che ammaestra l’Etiope, che viene a Gesù perché ha imparato dal Padre (Giov. 6, 45), il vero Autore della Scrittura (“e saranno tutti ammaestrati da Dio).

  2. Imparare e ascoltare l’importanza fondamentale della precarietà fa bene ….soprattutto mentre si cerca “il sapore duraturo” del pane. Si rischia di squalificare l’oggi.grazie mille

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