Lunedì 8 aprile

L’Angelo arriva e saluta Maria: “Rallegrati, piena di grazia”. Piena di grazia e non di meriti, perché non ha fatto nulla per meritarsi quello che sta per accadere perché le cose di Dio non si meritano ma si accolgono.
Al centro c’è la gratuità di Dio. Le chiamate di Dio non sono un premio per le nostre capacità o i nostri meriti ma un appello ad aprirsi al suo estro imprevedibile. Davanti a Lui conta la disponibilità a lasciarsi plasmare dalla Sua mano.
“Non temere” dice l’Angelo a Maria. «Non temere», dice l’angelo a ognuno di noi. Per trecentosessantacinque volte nella Bibbia ritornano queste parole, quasi un invito per ogni giorno dell’anno. Il mattino, appena alzati, prima di ogni cosa dovremmo sentire nel cuore l’eco di queste parole sulle labbra di Dio: “Non temere. Qualsiasi cosa oggi accada, non temere. Non temere di perdonare anche se questo perdono non sarà accettato. Non temere di seminare amore sempre e comunque. Non temere di ricominciare, tu non sei i tuoi errori. Non temere di dire quel “Sì”. Non temere, perché io sono con te”. 
L’adolescente Maria alla fine si fida, non pensa al futuro ma vive pienamente il “qui e ora”. “Eccomi”, è l’espressione più bella perché è una dichiarazione d’amore per l’oggi. Dovremmo imparare a pronunciarlo ogni giorno, più volte al giorno, in ogni occasione. Felici o tristi dovremmo pronunciare il nostro “eccomi”, mi fido. Non mi è tutto chiaro ma metto ciò che sono ora. Il primo miracolo di Maria è non essere scappata. Gesù viene al mondo per la consapevole incoscienza di questa ragazzina, che non comprende tutto e subito, ma dice “Si” a ciò che le è posto dinanzi. Amico lettore, anche a te Dio continua a chiedere il tuo “eccomi”, di solito senza spiegarti tutti i perché. Sappi però che il fiume della tua vita, in parte contorta, finirà certamente nel mare del Suo Amore (Paolo de Martino)

Lc. 1, 26-38

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